L’ex Cda del Consorzio rifiuti «Ritorsione politica su di noi»
LANCIANO. «Giustizia è fatta, ci siamo riappropriati della credibilità di amministratori che hanno portato avanti iniziative positive per la collettività dei 53 Comuni-soci del Consorzio rifiuti»....
LANCIANO.
«Giustizia è fatta, ci siamo riappropriati della credibilità di amministratori che hanno portato avanti iniziative positive per la collettività dei 53 Comuni-soci del Consorzio rifiuti». L’ex presidente Riccardo La Morgia parla dopo la sentenza che mercoledì scorso ha assolto, con formula piena, dall’accusa di abuso d’ufficio continuato in concorso l’ex Cda dell’ente rifiuti (oggi Ecolan).
«Adesso possiamo parlare», dice La Morgia in un incontro con la stampa insieme all’ex vice presidente Nicola Di Toro e agli ex componenti del Cda, Luigi Toppeta e Nicola Carulli (assolti anche Camillo Di Giuseppe e Giacomo Nicolucci, ex legale della società), «è stata una ritorsione politica da parte degli amministratori che ci sono succeduti e che ci hanno denunciato. Ma l’infondatezza delle loro accuse si è infranta contro la sentenza di assoluzione».
Una specie di faida interna al centrodestra, quindi, visto che a succedere a La Morgia alla guida dell’ex Consorzio fu Giampanfilo Tartaglia, assessore “scaricato” dall’allora sindaco Filippo Paolini e ripescato per la presidenza dell’ente rifiuti. «La nostra verità sta nella revisione delle tariffe e nella realizzazione dell’impianto di biostabilizzazione dei rifiuti», continua La Morgia, «due punti essenziali per l’abbattimento dei costi dei Comuni, che non ci volevano far portare all’ordine del giorno dell’assemblea del 1° ottobre 2009. L’impianto avrebbe ridotto dell’80% i rifiuti da conferire in discarica, invece sappiamo com’è andata: il pattume da trattare è finito a Casoni, nell’impianto di Di Zio, con il 50% di costi in più rispetto alla tariffa attuale (la vicenda finì anche in un’altra inchiesta portata avanti dalla Procura di Pescara, ndc). La pretestuosità degli argomenti accusatori era nota a chi ci ha denunciato, ma erano strumentali a farci fuori. Molto denaro pubblico è stato sperperato per accuse inesistenti, invece di essere utilizzato per migliorare il servizio».
«Siamo stati denunciati per la violazione di norme che, ad oggi, non ancora entrano in vigore», puntualizza Toppeta, «come quella che riguarda la riduzione dei compensi, contenuta nella legge finanziaria 2008, ma tuttora mancano i decreti attuati. In realtà l’obiettivo era portarci al processo mediatico, com’è stato. Come si poteva mandare a casa un Cda che aveva chiuso con 2.800.000 euro di attivo?».
I componenti dell’ex consiglio d’amministrazione attendono di conoscere le motivazioni della sentenza prima di valutare il da farsi.
«Ci saranno ulteriori iniziative», concludono, «l’importante è, adesso, che giustizia sia stata fatta». (s.so.)
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