«L’Italia deve puntare sulla difesa»

25 Febbraio 2016

De Angelis, esperto teatino di terrorismo e sicurezza, ammonisce: è da miopi chiudere la Thales

CHIETI. «Dal punto di vista geopolitico, il ruolo dell’Italia esce rafforzato dall’accelerazione militare impressa dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico in Libia. L’intervento militare è importante ma è soltanto un elemento di una strategia più complessa da opporre al fondamentalismo islamico».

A parlare è Stefano De Angelis, ventinovenne teatino da 15 anni in giro per il mondo, autore del best seller “Isis vs Occidente”, gettonatissimo esperto di terrorismo e sicurezza internazionale e docente del corso di “Sociologia dei fenomeni terroristici e tecniche di prevenzione e contrasto” che tiene alla Questura di Chieti.

«Finalmente ci siamo dati una mossa con le attuali operazioni militari in Libia», continua, «non si può sottovalutare il fatto che la terra libica è alle porte dell’Italia. Il nostro paese, che ha sempre giocato il ruolo di portaerei nel bel mezzo del Mediterraneo, torna ad avere un posto fondamentale nello scacchiere geopolitico mettendo a disposizione la base di Sigonella per la partenza dei droni, mentre dalle basi inglesi spiccano in volo gli aerei di combattimento americani. Sinora, invece, l’Italia aveva solo giocato il ruolo, fondamentale ma molto gravoso, di accoglienza dei migranti.

Giustissimo accogliere, ma è ovvio che l’operazione non è priva di rischi, anche perché tra le tante persone in fuga possono esserci anche terroristi. Grande e meritevole lavoro, quello svolto dall’Italia sinora, solo che occorre pensare anche ad azioni di prevenzione. Bisogna, cioè, far sì che si possa ristabilire un clima più pacifico in quei paesi dove ora è impossibile vivere».

Chiamato negli Usa per un giro di conferenze su questi temi (40 incontri in 45 giorni), lo scrittore teatino che sta già pensando a un altro libro sul terrorismo, stavolta da scrivere a quattro mani con un sociologo inglese, non dimentica la sua città. Quando si sofferma sulla considerazione che «mai come in questo momento è importante investire sulla difesa», chiama subito in ballo il destino del sito industriale Thales, azienda scalina che lavora con progetti all’avanguardia proprio nel settore difesa e che rischia lo smantellamento da parte della proprietà francese.

«Miopia sociale di chi, in generale e non solo in Italia, in questo momento sottopone anche l’intelligence ad azioni di spending review» commenta. Nelle sue conferenze americane la domanda principale era sempre la stessa: come combattere il terrorismo.

«C’è bisogno di una sinergia», è la risposta, «tra politiche diplomatiche, azione umanitaria e intervento militare. E poi è di fondamentale importanza il fattore culturale. Nel senso che la risposta al fondamentalismo islamico deve anche partire dal sapere bene chi si è e chi è l’altro. Bisogna riscoprire i nostri valori democratici e liberali e capire che la nostra libertà è sotto assedio».

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