L’odissea dell’ente con i salari spesso a singhiozzo
CHIETI. Prima era una Ipab (istituto pubblico di assistenza e beneficenza), poi una legge regionale varata dal precedente governo di centrodestra ne ha deciso la trasformazione in Asp (azienda di...
CHIETI. Prima era una Ipab (istituto pubblico di assistenza e beneficenza), poi una legge regionale varata dal precedente governo di centrodestra ne ha deciso la trasformazione in Asp (azienda di servizi alla persona). La legge è del 2011, ma da allora la trasformazione non è stata ancora completata. È iniziato così un interregno che ha portato gli istituti riuniti di assistenza “S. Giovanni Battista” in uno stato di grande incertezza riguardo al futuro. A tutto questo deve aggiungersi il contenzioso da 2 milioni di euro con la Asl, i soldi che devono arrivare dai Comuni e la chiusura della sede distaccata di Villa degli Ulivi: un circolo vizioso che ha fatto sì che i 72 dipendenti da tempo vedono arrivare lo stipendio a singhiozzo. Proprio per far fronte alle difficoltà, il presidente nominato dal governatore Luciano D’Alfonso, Dario Recubini, a marzo ha deciso di rispondere a un bando per candidare la struttura all’accoglienza dei migranti. Una decisione avversata da sindacati e personale che si sono appellati al sindaco. In piena campagna elettorale, il sindaco ha deciso di sbarrare la porta ai migranti mettendosi davanti all’ingresso del “S. Giovanni Battista” dietro a uno striscione di CasaPound. Ad assicurare che gli extracomunitari non sarebbero arrivati ci ha dovuto pensare D’Alfonso che qualche giorno dopo si è presentato alle ex case di riposo e ha anche promesso che sarebbero arrivati i soldi. Che non ci sono ancora.

