L’omicida deve lasciare il carcere ma altre strutture non si trovano

12 Novembre 2023

Petrosemolo, 72 anni, dopo l’assoluzione deve uscire da Villa Stanazzo perché socialmente pericoloso Però non ci sono posti disponibili nelle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza

LANCIANO. «Per ora Amleto Petrosemolo è in carcere, si sta cercando una struttura adatta per poter iniziare le cure, visto che è affetto da disturbo delirante cronico e che la sentenza di assoluzione della Corte di assise di venerdì ha deciso che deve restare in una Rems (residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza, ndc) per 10 anni. Ma la Rems non è disponibile, si cercano quindi altre strutture. A parlare è Domenico Cianfrone, l’avvocato che d’ufficio ha rappresentato a processo Amleto Petrosemolo 72 anni, accusato di aver ucciso volontariamente, con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, Francesco De Florio De Grandis, 72 anni, noto come Ciccillo, musicista e pittore. L’ha freddato il 13 febbraio 2022 a colpi di pistola. Petrosemolo è stato assolto dai giudici della Corte di assise perché non imputabile, in quanto incapace di intendere e parzialmente di volere al momento del reato. Ma è stato dichiarato socialmente pericoloso, e quindi deve essere messo in una Rems e curato.
Cure richieste da Stefano Ferracuti, Maurizio Marasco e Gabriele Braccini, i tre medici, psicologi e psichiatri forensi, professori universitari della Sapienza di Roma incaricati della perizia che ha portato alla assoluzione. I medici hanno dichiarato che Petrosemolo era capace di stare a processo, anche se era convinto che i suoi difensori tramassero contro di lui, era incapace di intendere e volere al momento dell’omicidio perché paranoico e pericoloso a livello sociale. Conclusioni a cui era giunta anche la dottoressa Dorotry Carlesi, che per prima fece una perizia sull’omicida, reo confesso. La psichiatra a giugno 2023 in udienza riferì in aula che l’uomo era «incapace di intendere e volere, era pericoloso e che si doveva sottoporlo a cure psichiatriche appropriate fuori dal carcere», ma la pm Serena Rossi chiese e ottenne una seconda superperizia che, a differenza di quella della Carlesi, ha ritenuto Petrosemolo capace di stare a processo, mentre sul reso concorda con la psichiatra. «È stata ristabilita la verità processuale e l’assoluta correttezza scientifica dell’operato della Carlesi oltre che l'accuratezza della sua perizia», scrive in una nota l’avvocato Francesco Carlesi per conto della dottoressa. «La Corte d'assise ha assolto l'imputato per vizio di mente con la perizia collegiale che è giunta alle stesse conclusioni della perizia Carlesi che per prima aveva rilevato l'assoluta incapacità dell'imputato. Dispiace molto per i familiari della vittima e si ha rispetto per il loro dolore e per il dramma che hanno vissuto e che vivono, ma l’incapacità di Petrosemolo era evidentee la dottoressa è stata ingiustamente criticata perché aveva offerto una verità medico legale scomoda, non popolare, ma necessaria per un consulente medico psichiatra, perché l’imputato non poteva più essere detenuto in carcere, andava immediatamente liberato e soprattutto curato in modo appropriato fuori dal carcere».
E proprio dove curare Petrosemolo è ora “il problema”. La Rems di riferimento di Barete è piena, si è parlato di Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'Asl, ossia in ospedale, al Renzetti, almeno temporaneamente, per impostare la terapia e per dare seguito alla sentenza di scarcerazione immediata, che per ora, non si può eseguire.
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