L’omicida rimane a testa bassa in aula Mai uno sguardo al papà di Italo

LANCIANO. Visibilmente ingrassato entra in aula con lo sguardo basso e rimane a testa china per tutta la durata del processo. Fabio Di Lello, 33 anni, non si guarda mai attorno, non cerca in aula lo...
LANCIANO. Visibilmente ingrassato entra in aula con lo sguardo basso e rimane a testa china per tutta la durata del processo. Fabio Di Lello, 33 anni, non si guarda mai attorno, non cerca in aula lo sguardo del papà e della mamma di Italo D’Elisa che, invece, sembrano partecipare a questa breve udienza proprio per poter guardare in faccia l’uomo che ha portato via loro il figlio. Anche se per mamma Diana lo sforzo sembra immane: si sorregge il capo con la mano, chiude gli occhi quasi a cercare una forza che sembra non assisterla, si lascia andare a un momento di commozione e cerca poi il contatto con il figlio minore, Danilo, accarezzata e consolata subito dai parenti. Angelo D’Elisa (nella foto) scruta la moglie in difficoltà e resta senza parlare, ma non abbassa mai lo sguardo. Cerca quello dell’omicida del figlio Italo, appena 22enne, che resta però inchiodato a terra. Di Lello arriva in aula poco dopo le 10, scortato dagli agenti di polizia penitenziaria. Indossa jeans e maglione blu, un altro maglione gli fa da giacca. Fisico appesantito, volto teso, resta sempre a capo chino. «ll ragazzo attraversava un gravissimo momento psicologico»», dice l’avvocato Andreoni, «era morta in modo violento la moglie, il suo è stato un percorso di sofferenza. Oggi avete avuto modo di vedere com’è ridotto: ingrassato più di 30 chili, ha momenti in cui non ha contatti con la realtà, vive una sua immaginazione e un suo mondo. Noi dobbiamo difenderlo e lo faremo». «È molto provato, ha chinato la testa, si vergognava, è molto sensibile», Cerella, «sensibilità che ha toccato anche la difesa: lui che andava quotidianamente al cimitero di pomeriggio e si tratteneva fino alla sera, pensava sempre alla moglie». (s.so.)

