L’omicidio di Lizzi resta senza colpevoli

10 Dicembre 2018

L’analisi delle impronte trovate nella casa di Monteodorisio non dà risposte, ma le indagini dei carabinieri non si fermano

MONTEODORISIO. Sembra un delitto perfetto l’omicidio di Monteodorisio: a distanza di quasi un anno dal ritrovamento del corpo senza vita di Antonio Lizzi, 69 anni, il caso resta irrisolto. Anche le comparazioni eseguite a fine settembre dopo la rapina subita a Lanciano dal medico Carlo Martelli e dalla moglie Niva Bazzan sembrano non aver prodotto alcun risultato. Le impronte rilevate dai Ris nella casa dell’omicidio in contrada Marracola restano tracce di persone sconosciute. Persone probabilmente incensurate. Le costole rotte, il volto tumefatto, i traumi e le ecchimosi sul corpo del pensionato trovato nell’atrio di casa la mattina del 5 febbraio 2018: dettagli che fanno pensare allo strazio patito dai coniugi Martelli, finiti nel mirino di una gang di romeni. Ma finora il delitto Lizzi non ha colpevoli.
«L’unica certezza», dice il sindaco di Monteodorisio, Saverio Di Giacomo, «è che l’assassino non è tra noi». È una certezza che il primo cittadino ha sempre avuto. Le indagini non sono state ancora archiviate e la casa della vittima resta sotto sequestro, ma il paese ormai è convinto che il mistero rimarrà irrisolto. «Chissà dove sono quei delinquenti», si chiede un vicino di casa. Ed è un pensiero condiviso da tanti nel piccolo comune.
L’assassino – o meglio gli assassini perché l’autopsia ha rivelato l’azione di più persone – è arrivato quasi certamente da fuori e neppure le indagini sulle tracce biologiche hanno dato una risposta. Si è trattato di violenza gratuita e brutale: balordi arrivati da chissà dove e forse sorpresi da Lizzi al suo rientro a casa. Nessuna delle impronte trovate nella casa e sul corpo del pensionato sono state comunque utili a identificare i responsabili.
I sigilli ancora presenti su porte e finestre della casa di Lizzi rivelano però che né i carabinieri né la procura si arrendono: le indagini vanno avanti. Gli investigatori stanno facendo il possibile per evitare che l’omicidio di Lizzi resti impunito. Come l’uccisione di Antonio Menna, agricoltore del paese, avvenuta quasi 40 anni fa: nel 1979, mentre faceva provviste di acqua vicino a una fontana alla periferia del paese, qualcuno tese un agguato all’agricoltore quarantenne. L’assassino lo colpì alle spalle. Il fatto avvenne all’alba: Menna era uscito do casa per raggiungere la sua campagna. Aveva bisogno di acqua e si era avvicinato a una fontana. Era di spalle quando fu colpito a morte da diverse fucilate alla schiena. L’omicida poi infierì sull’uomo colpendolo in testa con il calcio del fucile. Poche ore dopo, fu trovato il corpo straziato. Il fascicolo sull’omicidio premeditato fu chiuso senza il nome dell’assassino: nessuno vide e sentì nulla. Esattamente come per l’omicidio di Lizzi.