L’ultima sfida dei 5 candidati: «Così cambieremo la città»

19 Settembre 2020

Gli aspiranti sindaci rispondono a Rete8 e al Centro. Di Stefano: «Vincerò al primo turno» Ferrara, Di Iorio e De Cesare puntano al ballottaggio. Amicone: no ad alleanze con la destra

CHIETI. Ultimo confronto elettorale a cinque prima del voto. Ad ospitarlo ieri è stata l’emittente televisiva Rete8, con il direttore Carmine Perantuono e il giornalista del Centro Pietro Lambertini a fare le domande ai cinque candidati sindaco Fabrizio Di Stefano, Paolo De Cesare, Bruno Di Iorio, Diego Ferrara e Luca Amicone, sorteggiati in quest’ordine per il primo giro di domande che hanno riguardato i motivi per cui l’elettorato dovrebbe scegliergli, le loro priorità, una previsione sull’esito del voto e sulla futura giunta e il giudizio sull’amministrazione uscente.
«Competenza, consapevolezza ed esperienza». Il candidato di centrodestra Di Stefano conta su queste caratteristiche per farsi scegliere e, se sarà così, rimetterà subito in sesto la macchina comunale. L’ex parlamentare punta a una vittoria al primo turno. Se ci sarà ballottaggio, «farò comunque primo, l’hanno detto tutti gli altri: sono io l’uomo da battere». Il leghista è l’unico che fa un nome per la futura giunta: Adele Campanelli, ex direttrice della Civitella, «scelta basata sulla competenza, non sui voti, visto che la figlia si candida con Ferrara».
Quanto al giudizio sull’amministrazione uscente, Di Stefano cita le opere pubbliche da portare a termine. «Io non sono né la discontinuità né la continuità», sottolinea, «io sono Fabrizio Di Stefano, un’altra cosa». E ce n’è anche per i consiglieri forzisti andati con Di Iorio: «Se avessero voluto far cadere Di Primio, avrebbero potuto farlo in consiglio comunale. Non l’hanno fatto, si vedrà se per coerenza o interesse a mantenere la poltrona».
«Rinnovamento e vero civismo». Il candidato più giovane di tutti, De Cesare, 28 anni, punta su queste caratteristiche e, una volta sindaco, ripartirà dall’ordinario: «Riapertura delle scuole in sicurezza, asili nido, scuolabus, degrado, distretto sanitario scalino e carenza idrica». Il giovane imprenditore ritiene di essere l’unico davvero civico, «slegato dai partiti e perciò libero», anche se già si è speso per la città, dice, con diverse iniziative personali: dal sostegno allo sport, a quello per il commercio, «pagando le luminarie quando non c'erano», alla scuola, «quando c’è stato bisogno di ristrutturare alcune aule», al monumento fatto realizzare al Sacro Cuore per le vittime di Rigopiano. La giunta sarà fatta senza dover rispondere a logiche di partito. De Cesare immagina un solo assessorato esterno, al bilancio. Il giudizio sull’amministrazione: «Approssimazione, inerzia e trascuratezza».
«Rappresento l’unica reale novità di questa campagna elettorale: ecco perché devono votarmi». Per il candidato del polo civico Di Iorio è lui il nome nuovo, visto che quello di De Cesare è «già noto alla politica, così come quello di Amicone», per non parlare, ovviamente, degli altri. Se vincerà le elezioni vuole per prima cosa «riportare la ricettività in centro, partendo dai parcheggi. Altrimenti Chieti resterà sempre in lockdown».
E ci sono anche i problemi dello Scalo da affrontare. «Se riesco ad arrivare al ballottaggio, allora vinco io», è la sua previsione. «Io non devo fare carriera politica, il mio unico obiettivo è Chieti. E lo farò con la mia giunta che sarà scelta in base a criteri di competenza e di risultato elettorale». Quanto all'amministrazione uscente, «fatevi una passeggiata per Chieti, come si fa a dare un giudizio che non sia negativissimo? Chi ha ridotto la città così si trova ora con Di Stefano».
«Concretezza delle proposte e competenza». Sono questi i capisaldi del candidato di centrosinistra Ferrara che, se eletto, per prima cosa promuoverà una ricognizione finanziaria e poi metterà mano alla macchina amministrativa che «rischia la paralisi a causa del depauperamento che ha subito». Il 66enne medico di famiglia, che ha fatto una campagna elettorale all’insegna di fermezza e fair play, è convinto di «arrivare sicuramente al ballottaggio». E dopo, «sarà tutta un’altra cosa». I criteri per la composizione della futura giunta saranno due: «Democrazia», vale a dire il numero dei voti riportati, «e competenza».
È sicuro, comunque, che non ci sarà chi gli «tirerà la giacchetta», perché «siamo una grande famiglia». Quanto all'attuale amministrazione, per Ferrara è stata caratterizzata da «immobilismo e indifferenza: i bisognosi, i malati, gli anziani, i disabili e i disoccupati sono stati lasciati soli. Con me non succederà».
Per Amicone l’elettorato deve votarlo perché rappresenta il Movimento 5 stelle, «movimento civico diventato forza di governo». Il 41enne candidato sindaco è l’unico che invece di rispondere usando il pronome personale io, attacca sempre parlando del partito.
Si presenta come l’anello di collegamento con la struttura di partito, ora al governo nazionale. Ricorda infatti di aver portato in città diversi esponenti di governo. La sua priorità è riorganizzare la macchina amministrativa e si dice contrario alle assunzioni avviate allo scadere della consiliatura, perché sarebbe stato compito del nuovo sindaco.
Pensa che si andrà al ballottaggio e, in previsione, annuncia: «Mai con Di Stefano». Di cui contesta anche la scelta della Campanelli come assessore alla cultura, lui vuole, invece, «una persona giovane e donna». Per lui Di Stefano, ma anche Di Iorio, rappresentano «la continuità con l'attuale amministrazione» di cui dà un giudizio molto negativo.
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