L’ultimo appello: Pagano fermi i ribelli

11 Agosto 2019

Fdi prova a scavalcare Febbo: «Irresponsabile mandare a casa Di Primio, il senatore intervenga per salvare il Comune»

CHIETI. È una domenica di trattative in spiaggia per sventare la caduta dell’amministrazione Di Primio con un anno di anticipo: resta in silenzio il sindaco Umberto Di Primio, nessun incontro è in programma e la mediazione va avanti sottotraccia via Whatsapp. Ma ormai è rottura: Forza Italia va contro tutto il resto del centrodestra, Fratelli d’Italia, Lega, parte dell’Udc e liste civiche. E domani alle 10.30 inizia la resa dei conti con la prima convocazione del consiglio comunale decisivo sul bilancio. Salvo colpi di scena, la seduta dovrebbe slittare a martedì in seconda convocazione, a partire dalle 15.
SENZA NUMERI. È l’ultima chiamata dopo la diffida del prefetto Giacomo Barbato. Non ci più sono altre possibilità: o si approva il bilancio o si torna tutti a casa. Ma Di Primio, nonostante il rientro del consigliere Mario Troiano, ex di Forza Italia passato all’opposizione e ora tornato nel centrodestra, non ha la maggioranza: è a quota 11 voti, troppo poco per tentare una prova di forza. Restano decisivi, quindi, i voti dei 5 consiglieri di Forza Italia, schierati da mesi contro il sindaco e contro l’assessore Carla Di Biase (Fdi), e dei due dissidenti dell’Udc. I forzisti annunciano che sono pronti a staccare la spina all’amministrazione Di Primio aprendo così a 9 mesi di commissariamento e poi alle elezioni amministrative. Finirà davvero così? Ancora incerta la strategia di Mario De Lio e Roberto Melideo dell’Udc.
ULTIMO APPELLO. Fratelli d’Italia, con un messaggio del coordinatore provinciale Antonio Tavani, lancia un appello, ormai l’ultimo, per scavalcare i forzisti di Chieti e provincia e trattare faccia a faccia con il capo regionale, il senatore Nazario Pagano: «L’amministrazione di Chieti non può ritrovarsi ostaggio di una guerra personalistica», dice Tavani alludendo allo scontro aperto tra Di Primio e l’assessore regionale Mauro Febbo, punto di riferimento dei 5 dissidenti di Forza Italia, «i continui personalismi non fanno altro che precipitare la situazione sempre di più. È stato raggiunto un accordo con la collaborazione di tutti», afferma Tavani parlando del rimpasto di deleghe che gira intorno all’incarico di Di Biase: Forza Italia insiste per la revoca del commercio – tutti gli assessori mercoledì scorso hanno riconsegnato le deleghe a Di Primio – ma, ora, che ha ottenuto il risultato non si accontenta più e non vuole neanche che Di Biase si occupi del turismo. «Assecondare i continui rilanci di Forza Italia», spiega Tavani, «ci sembra soltanto una scusa per portare avanti battaglie personalistiche e localistiche inutili per la città. Per questo ci affidiamo al senso di responsabilità di Forza Italia regionale: Pagano intervenga sui 5 consiglieri perché, domani o martedì, si presentino responsabilmente in consiglio a votare il rendiconto o a bocciarlo: continuare a disertare il consiglio e affidare ad altri le proprie volontà conduce alla rottura. Del resto», dice Tavani, «il bilancio in votazione è anche il loro rendiconto dopo 9 anni e mezzo di amministrazione».
PARTITA A SCACCHI. Se Pagano lo facesse, però, sarebbe una delegittimazione del coordinatore provinciale Daniele D’Amario e un ridimensionamento del peso di Febbo: ogni mossa, in questo momento cruciale, potrebbe provocare una reazione a catena incontrollabile. «Forza Italia, finora, ha ottenuto una risposta per tutto ciò che ha chiesto», dice Tavani, «a questo punto, non è responsabile mandare a casa un’amministrazione per tali questioni».