L’ultimo saluto a Lorenzo «Resterai sempre con noi»

12 Agosto 2019

Alla chiesa della Trinità il funerale del 15enne: il padre Corrado e il fratello Filippo portano a spalla la bara bianca. Le magliette ricordo degli amici di Francavilla

CHIETI. Papà Corrado e il fratello Filippo portano a spalla la bara bianca. Mamma Manuela, piegata da un dolore indicibile, arriva poco dopo: la sorreggono i familiari mentre varca l’ingresso della chiesa della Santissima Trinità per dare l’ultimo saluto al suo Lorenzo, morto a 15 anni mentre giocava a calcio in un campetto di Francavilla. Perché, in una sera d’agosto, la vacanza in Abruzzo della famiglia Verna – da una vita a Milano ma originaria di Chieti – si è trasformata in una tragedia impossibile da accettare: una malformazione congenita alle coronarie ha portato via per sempre quel ragazzino innamorato dello sport e dell’Inter.
Manca più di mezz’ora all’inizio della messa e la chiesa del centro storico è già troppo piccola: la folla straborda fino in piazza. C’è Andrea, 15 anni anche lui, il miglior amico arrivato da Milano. E c’è il gruppo di Francavilla, quello con cui Lorenzo trascorreva tutte le estati. Questi adolescenti con i volti rigati dalle lacrime, nascoste dietro agli occhiali da sole, indossano tutti una maglietta bianca con le foto delle giornate passate al mare e la scritta: «Lorenzo sei e sarai sempre con noi». Il parroco, don Claudio Pellegrini, parla dei tre «amori» di Lorenzo – la sua famiglia, Francavilla e il calcio – e lancia un messaggio ai più giovani: «La vita è imprevedibile, tenete sempre gli occhi aperti. E non dimenticate mai che il corpo è una macchina meravigliosa ma anche difettosa. Bisogna prendere coscienza che siamo tanto, tanto fragili: il primo grande amore è tenere a noi stessi». La commozione prende alla gola mentre mamma Manuela non riesce a darsi pace, accarezza la barra e sussurra frasi d’amore.
Il ricordo di Lorenzo è affidato alle parole di Barbara Begala, la compagna di papà Corrado. «Lorenzo era un bambino di un metro e ottanta. Sì, era un bambino, perché aveva un animo puro. Era un ragazzino anacronistico, fuori dal tempo, senza grilli per la testa, semplice, quasi irreale». Aveva solo un grande sogno: diventare famoso giocando a calcio. «Ma lui non voleva sfondare per girare in Porsche come fanno quasi tutti i calciatori», racconta Barbara dall’altare. «No, lui diceva che con i soldi avrebbe fatto altro. A settembre avrebbe dovuto cominciare l’agonismo con il Calvairate, un importante squadra giovanile di un quartiere di Milano. In passato un talent scout della Juventus era andato a vederlo giocare. Ma lui, interista sfegatato, nonostante quella possibilità, ha risposto: “Con la Juve mai”». Lorenzo adorava trascorrere l’estate nella terra d’origine del papà. «Era nato a Milano, ma nel profondo del suo cuore era un piccolo abruzzese. Lui passava tutto l’anno aspettando giugno per andare a Francavilla, il suo piccolo mondo. Il suo piccolo paradiso fatto di giornate infinite al mare, uscite in bicicletta, partite di pallone. Ieri i suoi amici hanno fatto una cosa meravigliosa in spiaggia: nella notte di San Lorenzo, hanno liberato in cielo palloncini bianchi con dentro dei bigliettini. Sono sicura che, adesso, Lorenzo li ha tutti in mano». Le parole di Barbara vanno dritte al cuore: «Lorenzo amava Manuela, una donna straordinaria che lo ha seguito in tutto. Amava nonna Alessandra, una donna con la “d” maiuscola, una roccia. Amava nonno Gianfranco, che abitava lontano, ma gli voleva un bene dell’anima. E poi c’era il fratellone Filippo: il loro legame era indissolubile. Infine, papà Corrado, che lo adorava: li ricordo abbracciati, nei weekend, a guardare i film, mentre Lorenzo lo riempiva di baci». La bara bianca esce dalla chiesa tra gli applausi prima del breve, ultimo viaggio verso il cimitero di Sant’Anna.