L’ultimo saluto all’aggressore Don Sabatino: non giudichiamolo

L’addio a Penna, l’80enne che ha dato fuoco al confinante ed è stato a sua volta ucciso da una fiammata I nipoti: sei stato un esempio. Il parroco: spesso il problema della società sono gli anziani e non i giovani
TORREVECCHIA TEATINA. «Asteniamoci dal giudicare». Don Sabatino Fioriti lo ripete una, due, tre volte nel giorno dei funerali di Benito Penna, l’ottantenne di Torrevecchia Teatina che ha ammazzato il vicino di casa, il 64enne Vincenzo Mattioli, dandogli fuoco con la benzina ed è stato a sua volta ucciso da una fiammata di ritorno. La tragedia avvenuta domenica scorsa, tra i civici 12 e 14 di via Vaschiola, ha sconvolto un’intera comunità. Un dramma consumato dopo un decennio di liti per questioni di confine. La capienza della chiesa di San Rocco, al centro del paese, è stata ridotta a 66 posti nel rispetto delle norme per prevenire il rischio di contagio da coronavirus. Quasi tutte le sedie, rigorosamente a distanza di sicurezza, sono occupate. In prima fila, quando la bara in legno chiaro entra in chiesa, ci sono il figlio Fabrizio, la nuora Barbara e i nipoti. «Manzoni dice che il cuore dell’uomo è un guazzabuglio», è la premessa di don Sabatino, parroco della chiesa di San Martino di Chieti, che celebra la messa perché don Nicolino Santilli non è in sede. «Certamente, ci sono momenti in cui ci accorgiamo che il cuore dell’uomo è un mistero: può custodire sia il bene più grande che il male. Ma è Dio che giudica, perché sa e conosce tutto di ciascuno di noi. Di fronte alle proposte del Signore, noi possiamo essere un terreno buono, sassoso, con i rovi o, addirittura, una strada. Il terreno con le spine siamo noi quando tante cose prendono il sopravvento: di sicuro la roba e le proprietà possono diventare motivo di discussione, di divisione e di lite. Vale per Benito e vale per ciascuno di noi. Ripeto: nessuno deve giudicare questo nostro fratello. Perché tante volte ognuno di noi si può trovare non dico nella stessa situazione ma giù di lì. Una cosa è certa: bisogna fare attenzione quando parliamo dei ragazzi. C’è una diffusa mentalità secondo la quale il problema della nostra società sono i giovani. Secondo me, qualche volta lo sono anche gli anziani: non sempre rappresentano un esempio e una testimonianza».
Alla fine della messa, uno dei nipoti di Penna legge una lettera sull’altare. «Grazie zio. Grazie per essere stato per tutti noi una presenza unica, esemplare, dai modi gentili, sempre disponibile e generoso. Sei stato un esempio di vita, un lavoratore instancabile che ha messo sempre al primo posto il lavoro e la famiglia. Sei stato un padre modello. Di te ci mancheranno il tuo sorriso e il tuo inconfondibile accento romano. L’unico nostro rammarico è che ti hanno descritto come una persona che non eri. Rimarrai sempre nei nostri cuori: è impossibile dimenticarti».
L’inchiesta, coordinata dal pm Marika Ponziani e condotta dai carabinieri della stazione di Chieti principale, verrà archiviata per «morte del reo». Oggi alle 16, nella chiesa di San Francesco Caracciolo a Chieti, nel quartiere Tricalle, ci sarà l’ultimo saluto a Mattioli.

