L’ultimo selfie 20 minuti prima della tragedia

1 Giugno 2020

CHIETI. Il selfie prima della morte. Ottavio De Fazio sorride sotto il sole: alle spalle, gli amici partiti da Chieti per la gita in moto della domenica. Sono le 10.04 di ieri quando Ottavio scatta...

CHIETI. Il selfie prima della morte. Ottavio De Fazio sorride sotto il sole: alle spalle, gli amici partiti da Chieti per la gita in moto della domenica. Sono le 10.04 di ieri quando Ottavio scatta la sua ultima foto a Popoli, dove si ferma per una breve sosta, e pubblica l’immagine come stato di Whatsapp. No, nessuno può immaginare che – venti minuti dopo – la vita del luogotenente infermiere dell’esercito si interromperà su quel tratto di statale fatto chissà quante volte. È un dolore indicibile per il figlio Davide, vent’anni, studente universitario a Parma, per la compagna Gabriella e per la mamma Anna Maria. L’ultima sfida di Ottavio, alle spalle otto missioni all’estero ed esperienze anche in Afganistan, Albania e Libano, era stata contro il coronavirus. C’era anche lui tra i militari in servizio all’ospedale da campo allestito dall’esercito a Piacenza nei giorni più duri della pandemia. «Il nemico c’è», scriveva su Facebook. «È lì, è nascosto, è invisibile, è in agguato. Ma tu che hai giurato fedeltà alla patria, anche se dentro di te dimora un po’ di paura, alzi la testa e con coraggio affronti il pericolo, sapendo che la tua professionalità potrebbe aiutare tanta gente».
Già candidato come consigliere alle ultime due votazioni comunali, prima con il Pdl e poi con Forza Italia, alle prossime elezioni Ottavio si sarebbe candidato con Lega. Mercoledì scorso aveva partecipato a una riunione di partito insieme agli assessori comunali Emilia De Matteo e Mario Colantonio, che adesso non si danno pace e raccontano che Ottavio «incarnava il vero valore dell’amicizia e della generosità». «È un uomo, un padre, un amico, un militare con cui ho condiviso un percorso politico», dice il consigliere comunale Emiliano Vitale, «siamo coetanei e mi stava dando una mano per tornare in moto dopo tanto tempo. E così farò in suo onore». De Fazio, originario di Manduria, viveva a Chieti da anni, in un alloggio militare del quartiere Sacro Cuore. «Ricordo ancora quella mattina che decidemmo di andare a Lecce», racconta Armando Musiello, un amico d’infanzia, «vagando per la città ci trovammo di fronte al nostro destino. Entrammo assieme per gioco nella caserma Pico perché avevamo letto quel bando di concorso per sottufficiale. Cercavamo un motivo, una speranza, un mondo diverso. Perché eravamo diversi dagli altri e la divisa ci faceva sentire uomini».