L’ultrà Micconi in manette altre due volte

25 Giugno 2017

CHIETI. A Chieti di lui sapevano tutto: come si muoveva quando doveva fare un colpo, la passione per il calcio e per le armi, e cosa aveva fatto in passato. L’approfondita conoscenza del 49enne...

CHIETI. A Chieti di lui sapevano tutto: come si muoveva quando doveva fare un colpo, la passione per il calcio e per le armi, e cosa aveva fatto in passato. L’approfondita conoscenza del 49enne Romano Micconi, che venerdì si preparava a rapinare qualche banca o ufficio postale tra Chieti e Pescara, era dovuta al fatto che l’uomo aveva passato ben due anni in città, dove aveva lavorato come buttafuori in alcuni locali della zona. Era venuto a Chieti insieme al figlio perché aveva dei parenti in zona. Una presenza che non passava inosservata, tanto è vero che intorno a lui si era radunato un gruppo di ragazzini che lo seguiva e ne aveva fatto un punto di riferimento. Nel 2015 era stato arrestato dai carabinieri di Pescara per una tentata rapina all’ufficio postale di Pescara di via Nazionale adriatica Nord, nel quartiere Zanni. Nel 2012, invece, sono gli stessi uomini della Mobile Francesco Costantini ad arrestarlo prima che mettesse a segno il colpo in una delle banche tra Montesilvano e Città Sant’Angelo. Assistito dagli avvocati Carlo Di Mascio e Loris Properzi, ora Micconi si trova rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo, in attesa dell’interrogatorio di garanzia fissato dal giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis alle ore 11 di domani. Di Mascio è anche l’avvocato dell’altro rapinatore, il 59enne Luigi De Filippo. Mentre il terzo, il 41enne Alessandro Surgo, è difeso dall’avvocato Vincenzo Coluccio, torinese come il suo assistito. L’avvocato teatino Marco Femminella assiste invece il basista, il 59enne Luigi d’Acquini. Per tutti e quattro il reato per cui si procede è di tentata rapina, anche se il basista teatino ha un ruolo assolutamente più marginale. Lui si difende attraverso il suo avvocato dicendo che non sapeva nulla di cosa volevano fare le persone che aveva ospitato a casa. (a.i.)