La Ball ferma la produzione: tutti a casa

21 Novembre 2018

Da oggi chiude la fabbrica di lattine: in 70 restano senza lavoro. La rabbia dei sindacati: «Adesso intervenga Di Maio»

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. Un comunicato affisso in bacheca. Un semplice pezzo di carta per chiudere improvvisamente la produzione e mandare tutti a casa senza attendere la scadenza fissata a dicembre. È l’ennesima doccia gelata che si abbatte sui 70 lavoratori Ball e sui 15 dell’indotto del sito di San Martino. La multinazionale americana che produce lattine non arretra di un passo, anzi accelera, fermando la produzione quando è ancora in corso la trattativa sindacale portata a livello nazionale. Pagati per non fare nulla, ai lavoratori non resta che attendere a mani conserte la scadenza di contratto fissata, in maniera cinica e impietosa, per il giorno di Natale.
La multinazionale, che pure aveva assicurato di tenere al rispetto dei propri lavoratori, continua purtroppo a spiazzare. Lo aveva fatto lo scorso 11 ottobre quando la dirigenza Ball, accompagnata da una scorta armata, era piombata senza preavviso nello stabilimento di San Martino e, in venti minuti, aveva comunicato la decisione di chiudere l’azienda. Nessuno in fabbrica avrebbe mai potuto immaginare uno scenario del genere: l’azienda andava bene, non c’erano problemi di mercato e venivano centrati tutti gli obiettivi previsti. Tutto a posto, insomma, eccetto una previsione a tre anni che registra una lieve contrazione del mercato. Tanto è bastato a sancire la chiusura.
Sull’avviso che i lavoratori ieri mattina hanno trovato affisso in bacheca c’era scritto che «il motivo che ha portato alla decisione di interrompere la produzione si basa su ragioni di efficienza, qualità e sicurezza: Ball ha degli standard produttivi da rispettare e l’obbligo di garantire la sicurezza dei propri dipendenti così come la qualità delle lattine che fornisce ai propri clienti». «Non comprendiamo quali possano essere questi motivi», dicono le segreterie provinciali di Fiom Cgil e Fim Cisl, rappresentate da Andrea De Lutis e Dorato Di Camillo. I sindacati parlano di comportamento «irrispettoso in primis nei confronti dei proprio dipendenti, a seguire del tavolo sindacale, delle istituzioni locali e infine del Ministero dello sviluppo economico». Per Fiom e Fim «la Ball continua a dimostrare la sua forza sulle maestranze, tentando di chiudere in anticipo la trattativa alla quale nei fatti non ha mai partecipato se non con la presenza». Interviene anche Marco Rota della Fiom nazionale: «A questo punto è necessario che questa vertenza venga assunta direttamente dal ministro Di Maio. Non è possibile che il nostro paese, insieme ai lavoratori coinvolti, vengano trattati in modo arrogante e irrispettoso da questa multinazionale americana».
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