La Ball mette in vendita lo stabilimento

13 Dicembre 2018

San Martino, l’azienda: per i lavoratori opportunità in altre strutture. Fim-Cisl: una presa in giro

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. La Ball conferma i licenziamenti a Natale, mette in vendita i terreni e gli edifici vuoti dello stabilimento di San Martino sulla Marrucina e propone nuove opportunità di lavoro per i dipendenti in altre strutture del gruppo, a Nogara (Verona) e all’estero. È quanto dichiara Lorenzo Garbellini, amministratore delegato della Ball Beverage Packaging, in una nota con cui la società conferma «l’intenzione di chiudere lo stabilimento di San Martino entro fine 2018 in modo responsabile e socialmente accettabile e di supportare i dipendenti attraverso varie misure». La multinazionale assicura che «in Italia continuerà la produzione di lattine nel 2019 e oltre» e quanto ai 70 lavoratori di San Martino, la cui procedura di licenziamento scadrà il 25 dicembre, informa che «sta attivamente cercando opportunità di lavoro in altre strutture del gruppo, sia a Nogara sia in altri stabilimenti europei. Abbiamo comunicato la disponibilità di queste posizioni ai sindacati», si legge nella nota, «e aspettiamo una risposta ufficiale. La società si è ripetutamente confrontata con i sindacati e ha proposto un interessante accordo economico per i dipendenti. Offerta, però, non accettata dai sindacati». Quanto al futuro dello stabilimento abruzzese, «Ball intende rendere disponibili per la vendita i terreni e gli edifici vuoti dello stabilimento di San Martino in seguito al processo di smantellamento che inizierà a gennaio 2019 e che dovrebbe durare circa 6-9 mesi. Sulla base di questo, ci auguriamo vivamente che un eventuale acquirente possa offrire nuove opportunità di impiego a favore del territorio».
«La Ball mente e continua a prendere in giro noi, i lavoratori e le istituzioni», replica il sindacalista Dorato Di Camillo (Fim-Cisl), «così come ha fatto dall’inizio, annunciando i licenziamenti a Natale e interrompendo la produzione senza motivo. La verità è che siamo fermi. Non ci hanno fatto alcuna offerta. Ci hanno solo parlato della possibilità per i lavoratori di trovare una sistemazione negli altri stabilimenti del gruppo, senza però entrare nel merito degli stipendi e delle professionalità che cercano. Sulla cassa integrazione», conclude Di Camillo, «non hanno fatto nessun passo avanti. Continuano nella loro arroganza e prepotenza, senza trovare soluzioni».
(g.g.)
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