La Barba martire scolpito nella pietra della Maiella

6 Ottobre 2016

Inaugurato dalla figlia Stella il monumento dedicato al partigiano trucidato Ricordato davanti alle scolaresche il sacrificio degli “Eroi ottobrini” nel 1943

LANCIANO. Il volto ferito, privato degli occhi, e rivolto alla Maiella. Il dolore fisico e per la guerra che resta ingabbiato nell’albero a cui la mano si aggrappa, quell’albero dove fu legato per essere trudicidato. È il monumento dedicato a Trentino La Barba, medaglia d’oro al valor militare, e inaugurato ieri in largo Dell’Appello. Non un luogo scelto a caso: il 6 ottobre 1943 largo Dell’Appello fu uno dei luoghi simbolo delle giornate della rivolta lancianese contro i nazifascisti. La pietra, sei tonnellate modellate dall’artista Nicola Antonelli, è quella della Maiella, luogo storico dei partigiani. «Dopo 73 anni la città rende onore al suo figlio più grande», dice Maria Saveria Borrelli, presidente dell’Anpi, rivolgendosi agli alunni della scuola Eroi Ottobrini che, col tricolore tra le mani, ascoltano quelle parole di libertà, sacrificio, democrazia «di quelle giornate del 5 e 6 ottobre, in cui Lanciano insorse contro le barbarie naziste». Ci sono anche la figlia Stella La Barba e il nipote Trentino, come il nonno. Morirono 47 tedeschi in quelle ore di fuoco, ma anche 23 lancianesi, undici partigiani in combattimento e dodici civili uccisi per rappresaglia. Il loro sacrificio, quello dei Martiri Ottobrini che donarono la vita per la libertà, per sottrarre la città dall’occupazione e dalle prepotenze naziste, valse a Lanciano la medaglia d’oro al valor militare. «Ricordiamo un uomo diventato soldato e trasformato in eroe», sottolinea il sindaco Mario Pupillo, «voi vedete gli eroi nei cartoni animati, qui c’è un vero lancianese che morì per darci la libertà. Oggi noi dobbiamo restare vigili per difendere libertà e democrazia». «Conobbi la storia di Trentino La Barba a sette anni», dice l’artista Antonelli, «e rappresentarlo non è stato facile. Pensare a lui significa pensare al suo volto, è normale. Ma cercavo di fare qualcosa che andasse oltre il martirio. L’albero è il simbolo in più che ingabbia il suo dolore, lo sguardo che è verso la Maiella, verso quei fratelli che lottarono per la libertà oltre i confini abruzzesi». Un’opera che guarda al passato ma anche al futuro, uniti dal filo conduttore della libertà che ancora oggi va cercata, indignandosi ogni volta che ce n’è bisogno.

La giornata è continuata con il raduno al sacrario dei Martiri Ottobrini nel cimitero di via Della Pace e la messa. Poi fiaccole ad illuminare la notte e il sentiero della libertà nel “Percorso della Memoria per alimentare la pace”, a cura dell’Anpi e dell’amministrazione comunale che ripercorre i luoghi della rivolta. In serata, poi, al teatro Fenaroli il Concerto della Memoria, l’omaggio ai Martiri Lancianesi della Banda Fenaroli Città di Lanciano. Oggi le celebrazioni proseguono con il raduno alle 9,30 in piazza Dell’Arciprete (l’ex piazzale della stazione) e alle 10 con la deposizione della corona al Cippo del colonnello Michele De Pasqua. Alle 10,15 inizia la sfilata lungo corso Trento e Trieste per deporre una corona al monumento ai Caduti in piazza Plebiscito e alle 10,30 un’altra corona sarà deposta al monumento in piazza Martiri Lancianesi (vicino al De Titta). Alle 17 da piazzale San Giuseppe partirà il corteo del collettivo autonomo UallòUallà in memoria dei martiri. Si camminerà lungo le vie intitolate agli eroi -via Marsilio, via Stella, via La Barba e piazzale Cuonzo- e si parlerà di cosa significa “resistere” oggi. (t.d.r.)

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