«La battaglia per la vita di Giuseppe Pio»

17 Ottobre 2021

Un anno fa l’aggressione e poi il dramma, la mamma: vogliamo una pena certa, esistenza stravolta

LANCIANO. «Non deve passare il messaggio che perché uno è minorenne può andare in giro a fare quello che vuole. Le pene ci devono essere. Vorrei che la storia di Giuseppe Pio desse questo segnale». A un anno esatto dall’aggressione nell’ex stazione dei treni, per cui restano indagati tre minorenni, Paola Iasci ha ancora davanti agli occhi le immagini del figlio disteso in un letto d’ospedale, inerme e con la testa tutta fasciata. Ci ha messo un mese Giuseppe Pio D’Astolfo, all’epoca diciottenne (era il 17 ottobre 2020), a risvegliarsi dal coma in cui lo aveva mandato un pugno scagliato alla testa da un tredicenne di etnia rom. Altri mesi ci sono voluti per rimettersi in piedi, tornare a mangiare e parlare, rivedere la famiglia. Ma tante sono le cose che questo ragazzo, oggi diciannovenne, ha perso per la strada. «So che mio figlio è un miracolato», dice mamma Paola, «ma conosco anche le sue crisi, i suoi disagi, i suoi scoramenti. So che alcune parti del cervello sono lesionate per sempre, che qualcosa migliorerà e qualcosa, invece, non andrà più via. Siamo rimasti da soli a fare i conti con tutto questo. Eravamo una famiglia normale, con la sua umile vita, i suoi problemi. Ora una vita normale non l’abbiamo più. E a mio figlio gli ha fatto del male non solo chi lo ha bullizzato e gli ha tirato un pugno alle spalle».
Giuseppe Pio è stato giudicato non idoneo alla mansione che svolgeva prima dell’aggressione e sospeso da lavoro. «Avrebbe dovuto essere licenziato per giusta causa», spiega la famiglia, «così non prende disoccupazione né ha potuto iscriversi per mesi alle liste protette, vivendo solo con la pensioncina di invalidità». E, a un anno di distanza, dal fronte giustizia non ci sono novità: la posizione dei due maggiorenni, che pure erano stati individuati e denunciati dai carabinieri di Lanciano, è stata archiviata e i provvedimenti su due dei tre minorenni accusati dell’aggressione hanno esaurito i loro effetti. «Non devono esserci altri Giuseppe», insiste mamma Paola, «dobbiamo dare un esempio, un segnale. Non deve passare il messaggio che ragazzi minorenni possano fare quello che vogliono, servono leggi severe come per gli adulti».
In attesa che la giustizia faccia il suo corso, Giuseppe Pio ha già dato prova di essere un grande esempio di rinascita: in questi mesi è diventato ambasciatore del Moige, il Movimento italiano genitori, contro il bullismo e proprio in questi giorni è tornato sui banchi di scuola, all’istituto alberghiero, per seguire le orme di papà Giuseppe e diventare chef. Oggi la famiglia D’Astolfo, che nel frattempo è tornata a vivere a Termoli, trascorrerà la giornata riunita. «Preparerò una torta, non per ricordare quel brutto momento», precisa mamma Paola, «ma per festeggiare la rinascita di Giuseppe Pio». (s.so.)