La Bimo vuole investire ma si temono trasferimenti

Atessa, l’azienda incontra i lavoratori: sul piatto 10 milioni per i nuovi impianti Dipendenti preoccupati: forse ci licenziano e poi riassumono in un’altra ditta
ATESSA. Da un lato un possibile investimento di 10 milioni di euro sullo stabilimento di Atessa, dall’altro l’incertezza relativa al mancato accordo con le banche per rinegoziare un debito di diversi milioni di euro. C’è ancora preoccupazione sul futuro della Bimo-Irplast, fabbrica che produce pellicole per imballaggi di uso alimentare e non, etichette e nastri adesivi in polipropilene e che vive da qualche anno una grave crisi strutturale. Nei giorni scorsi la direzione aziendale ha incontrato i lavoratori e i rappresentanti sindacali in un’assemblea molto partecipata. Obiettivo: discutere la situazione finanziaria, economica e commerciale della società che ha sede legale ad Empoli dove risiede anche un altro stabilimento produttivo.
Le banche. A causa del mancato accordo con gli istituti di credito, la Bimo-Irplast presenta ancora scarsa liquidità. Le banche non hanno ancora sottoscritto l’accordo con l’azienda per trasformare il debito in strumenti finanziari partecipativi. Ma la direzione aziendale ha comunque ribadito ai dipendenti la ferma volontà a credere ancora nella società e nella strategicità del sito di Atessa che, per essere davvero competitivo secondo la visione dei titolari dell’azienda, deve lavorare di pari passo con quello di Empoli.
Nuovo piano industriale. Per cercare di ovviare al no delle banche, l’azienda si è rivolta ad una ditta di consulenza specializzata per il settore industriale. L’ipotesi al vaglio, e che sarà sottoposta alle banche, è un investimento di circa 17 milioni di euro sia di natura tecnico-logistica e sia dal punto di vista del personale. Sullo stabilimento della Val di Sangro dovrebbero essere investiti 10 milioni di euro per l’innovazione degli impianti in funzione, cosa che aiuterebbe dal punto di vista gestionale e di risparmio dei costi.
Il personale. Novità anche per il parco-dipendenti delle attività di produzione e lavorazione (136 lavoratori su 163) che, secondo la società di consulenza, dovrebbero passare, attraverso una manovra di esternalizzazione, ad una ditta di servizi. Ma i lavoratori sono scettici. «Non capiamo questo passaggio», dicono alcuni, «perché dovremmo licenziarci da una ditta ed essere assunti in un’altra? Vogliamo più garanzie e spiegazioni per una soluzione così delicata. Inoltre», proseguono, «senza un accordo con le banche la situazione potrebbe diventare ingestibile e senza soluzioni di continuità. Comprendiamo le difficoltà espresse, attuali e pregresse della società, ma non siamo disposti ad ulteriori sacrifici di natura economica e contrattuale. Lo stabilimento di Atessa in termini di sforzi e sacrifici ha dato molto, forse troppo, non capiamo questa ennesima operazione che poggia ancora una volta sulle spalle degli operai». I dipendenti insistono anche sul fatto che la Regione, attraverso l’assessore alle attività produttive Giovanni Lolli, si era impegnata a finanziare il 45% delle spese per l’innovazione tecnologica e la cogenerazione (sistema elettrico), a patto però di non licenziare dipendenti e di non terziarizzare alcune attività.
Daria De Laurentiis
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