La buona scuola? Riparte da Chieti
Faraone, sottosegretario del Miur, ospite al “G.B.Vico” risponde agli studenti del Liceo classico europeo
CHIETI. Un cielo splendente, ieri mattina, ha illuminato le voci del futuro. Erano gli alunni del Liceo Classico Europeo “G.B.Vico” di Chieti che intonavano l’inno nazionale, in occasione della visita del sottosegretario al Miur Davide Faraone. Ed è stato forse lo splendido assolo di Simona, una ragazza della scuola, insieme al piano di Loris Medoro, a scongiurare il rischio della fredda retorica.
Riscoprire le radici della classicità conservando lo slancio verso il futuro: questo il tema dell’incontro, all’insegna dell’internazionalismo e dell’educazione all’essere cittadini del mondo. L’occasione ha permesso di mettere in luce gli effetti positivi della riforma “buona scuola”, di cui ha parlato principalmente l’onorevole. Il giardino del convitto nazionale si riempie così di voci sinergiche. Sono presenti davvero tutti e a introdurli è il moderatore, vice caporedattore de “Il Centro”, Lorenzo Colantonio: «Abbiamo con noi due dirigenti degli uffici scolastici regionali, la dottoressa Anna Paola Sabatini ( Molise) e Ernesto Pellecchia (Abruzzo). In prima fila anche il prefetto Antonio Corona e poi Giustino Angeloni dell’associazione “Noi del Vico”, scuola che oggi si lancia verso l’innovazione».
E mentre il sole cocente inizia a farsi sentire a intervenire è la preside e rettrice Giuseppina Politi: «Il liceo europeo è un’esperienza nuova per Chieti, ma che da anni è realtà concreta in molte parti d’Italia».
In collegamento skype, non a caso, c’erano anche gli amici del convitto nazionale Umberto I di Torino. «Sono una estimatrice della buona scuola di Renzi, proprio perché ho sempre apprezzato le sfide verso il nuovo», prosegue la Politi. Un pizzico di commozione, poi, non può mancare dal momento che la preside si avvia verso fine carriera. I dirigenti usr, invece, non possono che sottolineare come «questa esperienza debba diventare un esempio per le nostre regioni. Qui si formano le future coscienze europee». Ma a far da protagonisti sono, ancora, i ragazzi a cui si rivolge il prefetto: «Non rassegnatevi a chi vi dice che non c’è più futuro. Studiate e credete nel nuovo, a una nuova scuola che non vi faccia perdere tempo. Questa riforma può dare sicuramente qualcosa in più». E subito partono le domande degli alunni a Faraone: Marco, Gloria, Beatrice, Davide, Nesciua, e tanti altri insieme ai compagni di Torino vorrebbero sapere cosa pensa il sottosegretario al Miur dell’esperienza del liceo europeo. E Faraone, che saluta il suo amico Alessandro Marzoli, seduto in prima fila, risponde a tutti: «Autonomia didattica», dice, «informatica, inglese e alternanza scuola-lavoro, sono le parole chiave per comprendere lo spirito della riforma. Questi punti li stiamo tutti ponendo in atto, ma siete voi che dovete ampliare e migliorare la buona scuola».
Non mancano le critiche, soprattutto rispetto alle retribuzioni dei docenti. «Perché il governo ci ha escluso dalla buona scuola?» chiede un educatore del convitto.
Faraone è sincero: «C’è ancora molta strada da fare, sono molte le criticità da risolvere». Infine l’ Inno alla Gioia. I ragazzi cantano ancora: ci ricordano il legame fra Italia ed Europa, fra il vecchio e il nuovo, il conflitto e la conciliazione.

