La Caritas dona 200 pasti alle famiglie in difficoltà

L’abbraccio dell’arcivescovo Forte: un gesto d’amore e non di elemosina Richiamo a rispettare le regole anti-Covid: servono responsabilità e rispetto
CHIETI. «Tendere la mano al povero vuol dire anche uscire dalle proprie paure, egoismi e chiusure e andare verso gli altri». È il messaggio dell’arcivescovo di Chieti Vasto, monsignor Bruno Forte, per la Giornata mondiale dei poveri festeggiata ieri con una messa e 200 pasti donati alle persone in difficoltà. La messa è stata celebrata da monsignor Forte nella chiesa di Santa Maria della Civitella, nella Capanna di Betlemme, il centro di accoglienza coordinato da Luca Fortunato. La Caritas diocesana, diretta da don Luca Corazzari, ha consegnato 120 buoni pasto da consumare nei ristoranti teatini, al momento solo attraverso l’asporto, e ha offerto al termine della messa un pranzo agli ospiti della Comunità per oltre 60 persone. A distribuire i buoni pasto e a far sì che tutti indossassero le mascherine e mantenessero le distanze c’erano i volontari del Not, l’associazione diretta da Antonio Mancini.
«Quando si va verso l’altro», ha continuato l’arcivescovo, «quando si aprono gli occhi sui bisogni e le attese soprattutto dei più deboli, la nostra vita cambia e diventa veramente il miracolo dell’amore che si compie in due. E di questo abbiamo tutti un enorme bisogno soprattutto in una stagione così difficile come quella che il Covid ci sta facendo vivere».
Dall’arcivescovo anche un richiamo a rispettare le regole anti-contagio: «In questo momento bisogna capire che il modo più bello di amare gli altri è amare con responsabilità, stando attenti a rispettare tutte le misure che è necessario osservare per proteggere la salute». Quanto ai 200 pasti offerti per festeggiare la Giornata mondiale dei poveri, per Fortunato si è trattato solo di «una scusa per dimostrare amore e vicinanza: un modo per dire “ti voglio bene” e non per fare l’elemosina. L’obiettivo più grande per noi è rimuovere le cause dell’ingiustizia, cioè riuscire a fare in modo che le persone possano tornare a essere autonome. E mentre abbiamo consegnato questo buono pasto, noi abbiamo chiesto scusa alle persone: perché siamo noi a essere i ricchi e loro i poveri».

