La chiesa del Seicento finisce nel degrado In salvo solo i dipinti

Le termiti divorano arredi, inginocchiatoi e legni pregiati La Soprintendenza ordina la bonifica: durerà due anni
LANCIANO. Hanno rosicchiato e divorato gran parte dei legni della sagrestia, alcuni inginocchiatoi, arredi che risalgono al Seicento. Sono letteralmente a pezzi, bucati dalle termiti, alcune parti in legno di ebano, noce e ulivo della chiesa San Bartolomeo in viale Cappuccini: uno scrigno, un gioiello cinquecentesco dell’arte dell’intarsio dei frati Cappuccini marangoni (falegnami) ora chiuso per lavori di bonifica. Fino a domenica la chiesa - che fa parte di un complesso edificato dai cappuccini tra il 1575 e il 1617 - ha ospitato la messa, ma da lunedì ci sono già le impalcature e sono iniziati i primi interventi della ditta Mts srl di Roma, incaricata delle operazioni di disinfestazione dalle termiti che danneggiano la chiesa, sia nella parte interna che esterna.
Una invasione accertata anche dall’indagine microbiologica, oltre che visiva fatta nei giorni scorsi. Ad occuparsi degli interventi sono il ministero degli Interni e la sovrintendenza. «La chiesa di San Bartolomeo e quella di Santa Caterina d’Alessandria ad Ortona», spiega don Domenico Di Salvatore, responsabile dell’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia del culto della curia, «sono le uniche due chiese della diocesi frentana di proprietà del Fondo edifici di culto (Fec, un ente del ministro dell'Interno, ndc). In particolare il convento dei cappuccini divenne dello Stato attorno al 1866. La Curia ne ha la gestione per messe e funzioni religiose. Non siamo coinvolti nei lavori su cui saremo aggiornati per capire quando riaprire la chiesa».
Che lamentano da oltre un anno il problema delle termiti. «Si doveva intervenire prima», dicono alcuni residenti, «ora è tutto rovinato». Come precisato anche dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo in una nota, «gli apparati decorativi sono stati fortemente aggrediti dalle termiti e serve un’urgente disinfestazione». I dipinti seicenteschi del pittore Giovanni Battista Spinelli sono stati messi in salvo, come in salvo deve essere messo l’altare ligneo. In sagrestia, invece, c’è ben poco da salvare; ante dei mobili a pezzi, inginocchiatoi che mancano delle basi, mobiletti groviera. Dietro l’altare ci sono dei buchi, mentre davanti alcuni pezzi di legno sono stati tolti e imbustati. Ma si lavora. Sempre la Sovrintendenza ha precisato che gli interventi saranno lunghi: «tra individuazione ed eliminazione della colonia termitica sotterranea, trattamento degli ambienti interni con prodotti chimici a base di permetrina, installazione di un impianto per la disinfestazione in atmosfera modificata dei dipinti su tela e del ciborio passeranno 18-24 mesi a cui aggiungere un ulteriore periodo di monitoraggio di un anno». Non è una bella notizia per la chiesa che chiusa per quasi 30 anni, dal 1984, per i danni provocati dal terremoto fino al 2011.
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