La chiesa frana, il prete si appella al prefetto

11 Ottobre 2018

Nuova denuncia del parroco di Madonna degli Angeli: «Niente lavori, stupito dall’inutilità del sindaco»

CHIETI . «Rimango stupefatto dalla inutilità del sindaco e dall’ingiustificato comportamento del dirigente». Con parole dure don Roberto Miccoli, parroco di Madonna degli Angeli, torna a rivolgersi alle istituzioni per cercare di risolvere il grave problema del dissesto idrogeologico che coinvolge la chiesa parrocchiale e tutta la zona circostante. Questa volta don Roberto scrive al prefetto Antonio Corona. Gli spiega che il finanziamento regionale di 830mila euro, atteso da anni, è finalmente arrivato, ma ora è il Comune a non muoversi per fare i lavori. Il tempo passa e la situazione si aggrava. Ormai da tempo una parte della chiesa è stata interdetta al pubblico perché a rischio crollo e via Modesto della Porta, che parte dalla chiesa scendendo verso valle, da anni è chiusa. E così don Roberto, dopo essersi inutilmente rivolto al Comune, ricorre al prefetto: «Chi le scrive è il parroco di Santa Maria Degli Angeli per chiederle un suo autorevole intervento presso il sindaco volto all’ottenimento della gara di appalto in merito alla mitigazione del dissesto idrogeologico, finanziato il 7 giugno scorso. In verità», spiega il sacerdote, «nessuna legge gli impone un tempo fisico, “grano salis” vorrebbe un rapido soddisfacimento di un contributo statale finalizzato ad un immediato intervento per la mitigazione di un rischio idrogeologico: le chiedo cosa c’è di più urgente di un rischio gravissimo, certificato per l’intera area, con una strada chiusa, via Modesto della Porta, con ordinanza sindacale emessa per scongiurare il grave imminente rischio a persone e cose». Don Roberto fa presente al prefetto che anche il Genio civile ha dato il via libera. Dunque, anche dal punto di vista delle autorizzazioni, è tutto a posto: i permessi ci sono, i soldi pure, manca solo il Comune che però non si muove. «Mi consenta esprimerle stupore per questa atarassia procedurale e palese disaffezione alla città», conclude il sacerdote, «dove il parroco non può tacere e orgogliosamente ne porta la croce della comunità, costretto a denunciare discrepanze comportamentali di un ente che, seppur deputato alla salvaguardia della incolumità pubblica, dichiara pericoli imminenti esistenti sull’area ma di fatto ne nega l’urgenza con i ritardi procedurali».