La città ricorda Dino e Marina La famiglia: la verità verrà fuori

18 Gennaio 2022

Il poliziotto e la moglie commerciante morirono sotto la valanga, vivo per miracolo il figlio Samuel Stamattina la cerimonia con i familiari e il sindaco Ferrara davanti al monumento di via D’Aragona

CHIETI. «Sono cinque anni che il 18 gennaio per noi è un giorno indelebile». Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino, il poliziotto teatino rimasto sepolto nelle macerie dell’hotel Rigopiano insieme alla moglie commerciante Marina Serraiocco, ricorda così il 18 gennaio del 2017, quando una valanga travolse l’hotel uccidendo 29 persone. Per ricordare le vittime, stamane alle 10.30 il Comune ha organizzato una commemorazione davanti al monumento di via d’Aragona. «Ogni volta in questa giornata ripercorriamo tutto quello che abbiamo vissuto in questi anni», dice Alessandro, «tornano i ricordi di quelle ore, che hanno scandito quei terribili momenti fino al ritrovamento del corpo di mio fratello. È stato l’ultimo a essere estratto, dieci giorni dopo il crollo, come se, da uomo delle forze dell’ordine, avesse fatto il suo dovere fino all’ultimo, chiedendo prima di pensare agli altri e poi a lui stesso». Alla cerimonia davanti al monumento inaugurato a luglio 2018 nel quartiere del Sacro Cuore, dove Dino era cresciuto, saranno presenti il sindaco Diego Ferrara, i tanti amici e una rappresentanza dell’Associazione nazionale Polizia di Stato che ha voluto deporre una targa Alla memoria. Non ci sarà, invece, il piccolo Samuel, che ora ha 11 anni, figlio di Dino e Marina. «Non vogliamo turbarlo», dice lo zio, «sta crescendo in maniera sana. Quando sarà più grande gli racconteremo tutto. Anche della battaglia per la verità che stiamo facendo». Le famiglie delle 29 vittime continuano a chiedere giustizia. E Alessandro, poliziotto come il fratello, è il primo a credere «nella giustizia dei giusti». Forte di questa fiducia, porta avanti la sua battaglia: «La giustizia farà il proprio corso. Ne sono certo. Anche a chi mi dice che la vicenda si chiuderà senza far emergere la verità ed eventuali responsabilità, io ho sempre risposto che non sarà così. Ritengo che la Procura di Pescara stia facendo un lavoro difficile ma eccellente. Credo nella giustizia e soprattutto credo che mio fratello avrebbe detto la stessa cosa. La verità verrà fuori».
La famiglia Di Michelangelo oggi non sarà alla commemorazione prevista nel pomeriggio a Rigopiano: «Quest’anno non andiamo», spiega Alessandro, «anche per motivi legati alla pandemia in corso». La manifestazione prevede alle 15 una fiaccolata, poi una cerimonia religiosa e alle 16.49, l’ora della tragedia, la liberazione in cielo di 29 palloncini. Di Michelangelo ringrazia infine la città: «Chieti ci è stata sempre vicina. Ha fatto quadrato intorno alla nostra famiglia, con discrezione, pronta a sostenerci al momento del bisogno. Ringrazio i due imprenditori che hanno permesso la realizzazione del monumento, la precedente amministrazione che l’ha voluto, la nuova che ha proseguito nel cammino del ricordo e anche l’imprenditore che ha provveduto ad ammodernare il monumento». L’opera è stata creata dall’artista teatina Mariaelena Carulli, amica d’infanzia del poliziotto scomparso, ed è stata realizzata in collaborazione con lo scultore Antonello Palmerio. Il monumento si trova in un belvedere su via d’Aragona, con vista sulla montagna. Quella montagna che Dino amava moltissimo.
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