La città si mobilita per il musicista malato in carcere

1 Agosto 2016

Ecco il documento Asl che gli nega il farmaco da mille euro Per Pellegrini in campo Iezzi, D’Alessandro e Fortuna

CHIETI. Per Fabrizio Pellegrini si muove anche la città. La redazione del periodico “La Voce dei Marrucini”, con in testa il direttore responsabile Ugo Iezzi e il caporedattore Mario D’Alessandro, ha deciso di scendere in campo per dare voce al «musicista sensibile, artista di strada, che dalla sua cella della casa circondariale di Madonna del Freddo, non può farla sentire per chiedere un “diritto alla salute” che gli viene negato, mentre in Parlamento è stato rinviato a settembre l’esame del disegno di legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis per usi terapeutici». «Le sofferenze di Fabrizio», aggiunge il presidente dell’Altra Chieti, Alessandro Fortuna, «e questa sua indignitosa e ingiusta carcerazione, però, sarebbero potute essere evitate, anche prescindendo dai lavori parlamentari, pur importanti, sulla legalizzazione della cannabis». Fortuna punta il dito contro la giunta regionale e il suo presidente Luciano D’Alfonso, che hanno lasciato inattuata la legge a firma di Maurizio Acerbo, approvata nel 2014, sull’uso di cannabinoidi a fini terapeutici. «Questa legge», dice Fortuna, «non solo avrebbe permesso a Fabrizio di non doversi far carico delle ingenti spese del farmaco prescritto ma, soprattutto, non l’avrebbe costretto al carcere». Il farmaco in questione, importato dall’Olanda, sarebbe venuto a costare circa 1.000 euro al mese. La Asl nel 2010 aveva scritto a Pellegrini dicendo che non aveva «intenzione di assumere l’onere economico del farmaco richiesto» e che avrebbe dovuto pagarlo a sue spese. A quel punto Pellegrini ha deciso di coltivare a casa la cannabis. Il 47enne teatino, che sabato scorso ha ricevuto la visita dell’onorevole di Sel-Si Gianni Melilla, dall’11 giugno è rinchiuso in cella per coltivazione di cannabis che usa per lenire una dolorosa fibromialgia. Non potendo più curarsi con la marijuana, ora sta sempre più male. «Non riesce a dormire e dimagrisce a vista d’occhio», riferisce il suo avvocato Vincenzo Di Nanna che, insieme a Giuseppe Rossodivita, ha da poco assunto la difesa, «chiede di poter riprendere le cure, ha problemi crescenti agli arti e teme che possa riportare danni permanenti». Gli avvocati hanno proposto ricorso per il differimento della pena o, in subordine, per poter ottenere i domiciliari. La richiesta è ancora al vaglio degli organi competenti. Di Nanna la scorsa settimana ha incontrato il magistrato di sorveglianza che ha sollecitato l’acquisizione del parere del dirigente sanitario del carcere e ha acquisito la relazione del consulente di parte Giambattista Montini, tesa a dimostrare l’incompatibilità con il regime carcerario. Il magistrato di sorveglianza ha assicurato che farà di tutto per abbreviare i tempi della decisione. (a.i.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA