La città torna a vivere Strade e parchi pieni

Tutti in giro con mascherine mantenendo un metro di distanza
CHIETI. Un varco si apre tra i nastri bianchi e rossi che circondano la villa comunale: tutti con le mascherine e tutti a distanza di almeno un metro, ma i teatini tornano a passeggiare nel polmone verde simbolo della città. E si rialzano le saracinesche: c’è chi prepara i caffè da portare via, chi toglie la polvere accumulata sulle vetrine in due mesi di chiusura, chi allestisce i negozi per il 18 maggio quando scatterà la fase 3. Niente assembramenti nel primo giorno dopo la serrata per l’emergenza coronavirus: a Chieti la paura del contagio spinge verso il buon senso. Dopo i giorni delle strade deserte, il centro e lo Scalo tornano a popolarsi: si respira un’aria di quasi normalità e la parola quasi rappresenta il ponte necessario tra il prima e il dopo. Tra i cartelli “Andrà tutto bene” e “Si prega di entrare uno alla volta”, la città prova a ripartire sotto il segno delle protezioni. Anche se le mascherine a 50 centesimi non esistono: davanti alle farmacie gli avvisi frenano il pubblico.
«Ho visto un movimento composto in città», dice il gioielliere Giuseppe Rossi che, insieme al fratello Silvano, gestisce l’attività in via Pollione, «da ieri siamo aperti per la produzione e la lavorazione dei preziosi mentre dovremo aspettare il 18 per il contatto con il pubblico: tra due settimane ci sarà la prova del nove anche se», riflette Rossi, «la propensione agli acquisti è direttamente legata alle finanze: il cittadino che spendeva con un po’ di timidezza probabilmente spenderà ancora meno per orientarsi sulle priorità, come generi di prima necessità, salute e tasse. Messa così, la vendita al dettaglio si abbasserà, nel nostro settore e anche nell’abbigliamento e in tutto ciò che è superfluo: speriamo negli aiuti ai vari settori perché i pagamenti sono costanti, le entrate rasentano lo zero e la clientela è depotenziata nella capacità di spesa». Una previsione a tinte fosche e il commercio su internet non è la soluzione: «Siamo presenti, tanti ci cercano e poi c’è la nostra clientela fidelizzata», dice Rossi, «ma non basta».
«Una tragedia, non entra nessuno in negozio. Abbiamo venduto giusto qualche tutina». Luciana Desiderio, proprietaria del negozio di abbigliamento per bambini Lula in corso Marrucino, tiene aperto il punto vendita tra le difficoltà. «In questi giorni abbiamo venduto pochissimo. Anche perché la gente non poteva uscire di casa, non si potevano andare a trovare neanche i parenti e portare regali. Oggi si rivede qualcuno in giro lungo il Corso, ma le persone non entrano», spiega, «il disagio c’è per tutti, non solo per la nostra categoria. Comunque è importante finalmente ricominciare. Anche se sarà una ripartenza dura. In giro c’è ancora molta paura. Io sanifico il negozio due volte al giorno, non faccio provare i vestiti e cerco di alzare al massimo tutte le regole igieniche».
Si prova a ripartire anche nei bar e nelle pizzerie con l’asporto e le consegne a domicilio: Daniele D’Antonio e Giulia Pelusi del bar Italia all’ombra del Teatro Marrucino mostrano il cartello che racchiude la loro filosofia “Andrà tutto bene”. Un tavolino sotto i portici con la scritta “Ritiro asporto” segna la ripartenza del Caffè Vittoria sotto i portici del Corso. Mascherine e guanti, operativo anche il bar Sigismondo di fronte alla Trinità.

