La coca a scuola forte come una bomba

Intercettazioni-choc nell’inchiesta con 20 arresti. Lo spacciatore 19enne: per la festa d’istituto la voglio buona come l’altra volta
CHIETI. «Che esca buona e forte come la volta scorsa…Perché la volta scorsa era proprio una bomba!». Così uno studente-pusher, 19 anni, albanese, ordina a un suo connazionale la cocaina da spacciare all’interno della scuola superiore del Chietino che frequenta. Non vuole fare brutta figura con i suoi giovanissimi clienti nel giorno dello school-party. E allora si raccomanda: «Io giovedì sto a scuola che ci sta la festa». È tra i passaggi più inquietanti delle 280 pagine di ordinanza cautelare con cui, due giorni fa, carabinieri e finanza hanno arrestato 20 persone, principalmente albanesi, che facevano parte di una pericolosa organizzazione criminale con base tra San Salvo e Vasto: trafficavano ingenti quantità di droga e giravano con le pistole. L’Arma e le Fiamme gialle, guidate dai comandanti provinciali Florimondo Forleo e Serafino Fiore, hanno fermato un flusso di cocaina che arrivava anche nelle scuole.
L’INCONTRO. Sono le 18,19 del 18 maggio 2017. Il ventiquattrenne Besmir Sylja, tra gli albanesi finiti in carcere nel blitz di venerdì, è nella sua Fiat Punto in compagnia di A.S., studente di 19 anni. Ma non può sapere che una cimice, piazzata nell’auto dagli uomini del maggiore dei carabinieri Marcello D’Alesio e del tenente colonnello della Finanza, Giuseppe Pastorelli, sta captando ogni loro sospiro. Quello studente fa un ordinativo di 10 grammi di cocaina. «Nella circostanza», scrive il gip Giuseppe Romano Gargarella, «si aveva modo di comprendere che A.S. avrebbe portato lo stupefacente a scuola, dove gestiva una rete di spaccio, e che già in precedenza era stato rifornito da Sylja». Ne viene fuori un quadro allarmante, come dimostra il colloquio tra i due.
L’INTERCETTAZIONE. Besmir Sylja: «Quante ne voi (di grammi di cocaina, ndc)?». A.S.: «Dieci». B.S.: «Quante ne vuoi fare con 10?». A.S.: «Mischiala e fanne 13, 14… (dosi, ndc)». B.S.: «Te la faccio io! La porti a scuola? Con che?». A.S.: «Con l’autobus, con cosa la porto? Che posso fare, non ho altri mezzi». B.S.: «Quando la vuoi?». A.S.: «Mercoledì, nel pomeriggio mi serve. Che esca buona e forte come la volta scorsa…La volta scorsa era proprio una bomba!». B.S.: «Tu me lo ricordi lunedì e martedì ce l’hai tutte pronte. Sei contento a 60 (euro, il prezzo a grammo, ndc)?». A.S.: «Super contento! Io giovedì sto a scuola che ci sta la festa. Appena così, ti porto i 600 euro in mano».
IL RISCONTRO. La mattina di mercoledì 23 maggio, ossia il giorno successivo alla consegna della droga, lo studente-pusher entra a scuola con 12 grammi di cocaina. Alle 11,53 telefona a un altro ragazzo per chiedere di monitorare la zona: «Ascolta, dopo mi devi dire chi c’è all’uscita». L’interlocutore all’inizio non capisce («Come chi ci sta?»), ma poi afferra il concetto. Così, alla 13,53, fa una serie di squilli sul telefono del 19enne albanese per fargli capire che non ci sono forze dell’ordine. Ma, quando lo spacciatore esce dall’istituto, ecco la trappola: viene pedinato dai carabinieri e fermato nelle stradine del centro storico. Dalla perquisizione spuntano 10 grammi di cocaina: nei suoi confronti scatta la denuncia. «La differenza tra la droga ceduta da Sylja ad A.S. e quella rinvenuta indosso a quest’ultimo era stata spacciata all’interno della scuola», osserva il gip. Se ne ha la certezza grazie a un’intercettazione del 31 maggio: «A.S.», si legge ancora sull’ordinanza, «stava raggiungendo il paese in cui si trova il suo istituto scolastico per incontrare uno studente non identificato al quale, il 24 maggio, aveva ceduto alcune dosi di cocaina senza essere pagato».
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