La collina frana, i politici non si presentano in aula

23 Gennaio 2019

Salta il consiglio sul dissesto di via Fontevecchia, via Don Minzoni e via Gran Sasso Nessun chiarimento dopo la denuncia dei residenti, Di Felice: tutto sotto controllo

CHIETI. Nessuna risposta sulla collina di via Fontevecchia, via Don Minzoni e via Gran Sasso che scivola a valle. Ieri, a distanza di 8 mesi dall’ultimo allarme lanciato dai residenti dei palazzi solcati dalle crepe, il sindaco Umberto Di Primio e l’assessore ai lavori pubblici Raffaele Di Felice avrebbero dovuto rispondere in consiglio comunale a un’interrogazione del M5S ma la seduta è saltata per mancanza del numero legale. I consiglieri non si sono presentati o sono arrivati in ritardo: è slittato anche il dibattito sui nuovi orari della zona a traffico limitato in centro.
INCOGNITA CONSIGLIO. Il dissesto della collina che sovrasta il viadotto a rischio di via Gran Sasso resta senza chiarimenti e non si sa quando il caso riapproderà in consiglio mentre, per la ztl, se ne parlerà domani. Il presidente Liberato Aceto dovrà riconvocare una seduta sulle interrogazioni, a partire da quella dei consiglieri Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo che denuncia: «Allo stato attuale», dice l’interrogazione del M5S, «non vi sono studi che possano escludere un’evoluzione del quadro di criticità strutturale già riscontrato o che abbiano accertato, con il dovuto grado di certezza, le cause dirette o indirette dei danni riportati dalle strutture, pubbliche e private».
TRE ALLARMI. Sono tre i fronti aperti. Il primo riguarda la zona di via Fontevecchia con almeno 6 condomini interessati da cedimenti, lesioni e crepe: la perizia commissionata dai residenti parla di «precaria situazione di stabilità del versante collinare» e dice che il dissesto a monte si vede in via Gran Sasso: all’altezza del civico 126 c’è un avvallamento della strada che si ripresenta dopo ogni intervento di riparazione e, secondo la perizia, quel cedimento sarebbe «un segno evidente» dello «scivolamento» della collina. Il secondo fronte interessa via Don Minzoni: un palazzo di 9 piani, ormai in pendenza, è stato sgomberato e il sindaco ha firmato un’ordinanza di demolizione. Il terzo riguarda il ponte di via Gran Sasso con il cemento che si stacca con le mani: secondo un’analisi del Comune, il viadotto, compreso in una lista di strutture cittadine pericolanti da 5 mesi sottoposta al ministero delle Infrastrutture, ha bisogno di 670mila euro di lavori per la messa in sicurezza. «Il viadotto», così recita la relazione del Comune, «presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guardrail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio».
PARLA L’ASSESSORE. L’assessore Di Felice usa toni rassicuranti e promette che riferirà anche in consiglio: «I danni alle abitazioni della collina derivano da criticità specifiche che andrebbero analizzate caso per caso ma ciò non vuol dire che il Comune non sarà attento. Faremo controlli: se la Regione ci concederà un contributo, utilizzeremo parte dei fondi per uno studio. Ma questo non è certo: un contributo diretto è escluso perché quella è una zona bianca e non rossa. Quindi, non ci sono pericoli immediati. L’unica priorità è l’abbattimento del palazzo di via Don Minzoni visto che la situazione continua a peggiorare». Sul viadotto l’assessore dice: «È integro ma agli imbocchi ci sono perdite d’acqua piovana. Finora, dal governo non è arrivata alcuna risposta». Agli ingressi del ponte, ci sono avvallamenti e manto rialzato: «Interverremo», dice Di Felice che non si scompone per il mancato dibattito, «daremo una risposta tecnica per tranquillizzare i cittadini. A me non interessa fare polemiche che non portano a niente».