La Compi non ha più ordinativi, a casa una cinquantina di operai

26 Aprile 2022

L’azienda metalmeccanica aveva aperto agli incentivi alla mobilità: ora 75 giorni per chiudere Ha prodotto componenti per multinazionali come Honeywell, IHI, Ferrari, Pierburg e Honda

LANCIANO. Non c'è più lavoro e la Compi srl, azienda metalmeccanica di località Lanciano Valle, a Cerratina, è costretta a licenziare tutti i suoi dipendenti. Si era partiti già con gli incentivi alla mobilità volontaria alcune settimane fa per 23 su 53 dipendenti totali. Ma dal 15 aprile si è aperta la procedura di mobilità per ulteriori 25 dipendenti. Ci sono 75 giorni di tempo per concludere la procedura secondo i termini di legge, ovvero fino al 30 giugno. Dal 1° luglio quasi tutti i dipendenti della Compi saranno senza lavoro e senza stipendio.
L'azienda è uno degli opifici storici del territorio. Si occupava - l'imperfetto è d'obbligo dal momento che, letteralmente, non ci sono più ordinativi, né prodotti da realizzare - di fusioni in alluminio e della costruzioni di componenti e corpi centrali per turbine. Nata nel 1994, tra i clienti di Compi srl si contavano multinazionali come Honeywell, IHI, Ferrari, Pierburg, Honda. Negli anni però si era principalmente specializzata per la componentistica diretta per Honeywell, azienda dell'automotive che si è trasferita in Slovacchia nel 2019, facendo vivere sul territorio una delle vertenze più drammatiche d'Abruzzo, con la perdita di oltre 400 posti di lavoro. Ma già prima della chiusura della fabbrica dei turbocompressori, la Compi aveva cominciato ad avere qualche problema, arrivando fino ad ora a rimanere in piedi soltanto grazie agli ammortizzatori sociali. Il Covid ha dato, se possibile, la mazzata finale.
Da gennaio di quest'anno l'azienda non ha più ordinativi e si trova ad aver esaurito tutti gli ammortizzatori sociali. Alla vigilia del 1° maggio, la Festa dei lavoratori, quella della Compi è l'ennesima sconfitta di un territorio che ha dato moltissimo negli anni al progresso industriale del Centro sud Italia, ma che, oggi, si trova a confrontarsi con una fase storica ed economica tra le più critiche degli ultimi decenni.
«Il settore dei turbocompressori purtroppo è morto», considera amaro Achille Di Sciullo, della segreteria Uilm Chieti-Pescara, «ma la Compi manterrà in piedi l'ufficio tecnico per provare ad intercettare qualche ordinativo. Ci troviamo di fronte all'ennesima fabbrica che chiude senza poter fare nulla. So che diversi lavoratori, grazie alla professionalità acquisita negli anni, sono riusciti a trovare subito un'altra occupazione in altre aziende in salute e che in questi anni sono state in grado di diversificare la loro produzione. Ma per tante famiglie questa è una vera e propria tragedia, con lavoratori con una media sui 50 anni che si ritrovano all'improvviso senza più un'occupazione e un reddito. È una sconfitta per tutti noi, per il territorio e per il tessuto industriale che perde uno stabilimento che aveva fatto la storia di questa valle».
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