La conta dei danni è finita I privati: oltre 10 milioni

San Salvo, pronte le richieste di risarcimento per il maltempo dei primi di marzo Ma è lite tra Mariotti e Spadano per il consiglio comunale sul tema alluvione
SAN SALVO. Ammontano a oltre 10 milioni di euro i danni dichiarati dai privati, dalle attività commerciali e produttive e dal patrimonio pubblico, per il maltempo del 5 marzo e l’esondazione del torrente Buonanotte che ha creato molti disagi alla Marina. A comunicarlo è il sindaco Tiziana Magnacca.
«Il Comune di San Salvo ha già provveduto a inviare il modulo riepilogativo, come richiesto dalla Regione entro il 23 marzo scorso, sul quale è stato indicato l’importo complessivo dei danni desunto dalla documentazione prodotta dai cittadini», fa sapere il sindaco, «al momento non sono stati previsti né finanziati da alcun provvedimento statale. Si è in attesa di ulteriori ed eventuali comunicazioni dai competenti uffici regionali, che verranno prontamente segnalate».
Nel frattempo fioccano le polemiche sulla convocazione del consiglio comunale, in programma ieri alle 18.30, nel cui ordine del giorno figurano anche i danni provocati dall’alluvione. Arnaldo Mariotti (Pd) che aveva chiesto di individuare una data diversa da quella del 10 aprile in quanto impegnato in un’iniziativa politica a cui non poteva mancare, ha scritto al presidente del consiglio comunale, Eugenio Spadano per rappresentare tutto il suo disappunto. «Tutti i presenti, compreso il sindaco, si dimostrarono disponibili e la riunione dei capigruppo si concluse con l’impegno a riconvocarsi per martedì 7 aprile, alle 11, e in quella sede individuare una nuova data per il consiglio», ricorda l’esponente della minoranza, «quello che però mi sfugge e che stride molto con la correttezza istituzionale, è, perché è stata riconvocata la conferenza dei capigruppo se non si voleva o poteva accogliere la mia richiesta. Signor presidente, di queste manfrine l’istituzione può farne a meno», conclude Mariotti. Pronta la replica di Spadano che invita l’esponente democratico a non parlare di “manfrina”. «È lungi dal mio modo di pensare e di fare, un comportamento non istituzionale, per una decisione che appare non rispettosa della richiesta avanzata da un consigliere comunale di minoranza, ma che doveva conciliare anche le esigenze complessive», spiega il presidente dell’assemblea civica, «e comunque non è necessario interpretare sempre in maniera negativa decisioni che rientrano nel pieno rispetto delle persone e delle regole. In diverse altre occasioni credo di avere dimostrato flessibilità, pur se all’interno della correttezza istituzionale». (a.b.)
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