La Corte dei conti accusa: trovate gravi irregolarità

24 Ottobre 2019

Bilanci sotto esame, ecco la relazione dei giudici: 10 milioni di residui insussistenti Ora l’amministrazione ha due mesi per mettersi in regola ma si rischia la paralisi

CHIETI. «Gravi irregolarità» nei conti del Comune con 10 milioni di euro “finti”. Sono come i soldi del Monopoli: esistono soltanto sulla carta ma non valgono niente. Non è una parte politica ma la Corte dei conti a denunciare l’esistenza di «diversi aspetti problematici» e a chiedere all’amministrazione Di Primio la «tempestiva adozione delle necessarie misure correttive». I nuovi rilievi della giustizia contabile ai bilanci del Comune sono contenuti in un documento lungo 26 pagine del 16 ottobre scorso, firmato dal presidente della sezione abruzzese Manuela Arrigucci. Un documento che arriva in municipio come un macigno alla vigilia del consiglio comunale di domani (ore 9) in cui saranno discussi i conti dell’anno scorso, con l’esame del rendiconto consolidato, e il bilancio del Teatro Marrucino che chiude il 2018 in pareggio.
Dal 2017 le finanze del Comune sono nel mirino della magistratura contabile che aveva aperto un’indagine sulla «sana gestione finanziaria» dell’amministrazione. Due anni fa, la Corte dei conti aveva contestato un uso «costante» dell’anticipazione di cassa cioè uno scoperto con la banca tesoriere: un “buco” che, per il Comune, era arrivato a toccare circa 15 milioni mentre ora si aggira intorno a quota 8. Stavolta, i giudici contabili passano al setaccio il riaccertamento dei residui approvato dal sindaco Umberto Di Primio e dagli assessori, cioè l’esistenza di eventuali crediti e debiti, e tra le «gravi irregolarità» segnalano: «Conservazione nel risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014 di residui attivi insussistenti per un importo pari a 10.154.590,24 euro; sovrastima di pari importo del maggior disavanzo; conseguente emersione di un disavanzo di amministrazione sostanziale al 31 dicembre 2014 di importo pari a 8.362.479,79 euro; rilevante e perdurante crisi di liquidità; violazione del patto di stabilità nell’esercizio 2015». Per la giustizia contabile non c’è appello: il Comune ha 60 giorni per rifare i conti e aggiornare il bilancio. Ma, di fronte a un disavanzo simile, il Comune rischia la paralisi: la Corte dei conti ordina di «dare puntuale applicazione alla norma in base alla quale agli enti locali che presentano un disavanzo di amministrazione è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge nelle more della variazione di bilancio che dispone la copertura del disavanzo, con la sola esclusione delle spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi». E la Corte dei conti manda un messaggio anche ai revisori comunali chiedendo di controllare: «L’organo di revisione è tenuto a vigilare sulla corretta attuazione delle azioni correttive che l’ente porrà in essere».