La costa senza chioschi: «C’è troppa burocrazia»

ROCCA SAN GIOVANNI. Lì dove c’era un chiosco ora c’è un terreno sterrato che brucia sotto al sole, a due passi da una Via Verde desolata come non si era più abituati a vederla. Cinque attività su sei...
ROCCA SAN GIOVANNI. Lì dove c’era un chiosco ora c’è un terreno sterrato che brucia sotto al sole, a due passi da una Via Verde desolata come non si era più abituati a vederla. Cinque attività su sei a Rocca San Giovanni ad oggi non hanno riaperto. Qualcuna non lo farà proprio, altre cullano ancora la speranza, seppure a stagione ormai inoltrata. A fine luglio non hanno ancora le “carte in regola” per farlo. L’inchiesta avviata dalla procura di Lanciano su abusi edilizi e ambientali sulla costa ha creato uno spartiacque tra l’estate 2024 e le precedenti. Nei primi mesi dell’anno dai Comuni sono fioccate ordinanze di rimozione dei manufatti, probabilmente mai viste prima dagli operatori, che hanno dato il via a un iter burocratico infinito vissuto come un percorso a ostacoli. Soprattutto per quei chioschi che, non attenzionati dai controlli dei carabinieri forestali a cui sono seguite sanzioni e denunce, oggi restano chiusi.
«Tutto è partito dall’ordinanza di rimozione del 31 gennaio, che ci è stata notificata quasi un mese dopo», racconta Melissa Veri, titolare con la famiglia di una piccola gelateria artigianale aperta nell’agosto 2023 a Vallevò, «da lì sono seguite integrazioni richieste in vari step. Ci saremmo aspettati un vademecum completo degli adempimenti da porre in essere, invece ad ogni passo ci sono state inoltrate richieste di documenti nuovi, sintomo di una gestione politico-amministrativa approssimativa di questa annosa questione. Dopo infiniti solleciti da parte nostra, mercoledì il sindaco ci ha assicurato che la pratica è stata inoltrata alla Soprintendenza. Speriamo che quest’ultima possa attenzionarla in tempi stretti, come ci avevano assicurato nell’incontro a Fossacesia a giugno, e che finalmente potremo recuperare un po’ di risorse in questa stagione ormai agli sgoccioli. Ci teniamo a fare tutto per bene: è passato il concetto che i chioscanti siano tutti abusivi e non è giusto».
Le difficoltà incontrate dagli operatori mettono un freno anche alle prospettive di sviluppo di questo tratto costiero. Senza contare che la presenza turistica è in calo, quando avrebbe dovuto crescere sulla scia del successo del Giro d’Italia 2023.
«Siamo a fine luglio, sarà molto difficile riaprire», ammette Nino Verì, titolare di un piccolo chiosco di ristorazione a Vallevò, «è da 12 anni che sono qui, non ho mai avuto tutti questi cavilli. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni, dovremo rimontare la struttura con allacci e quant’altro, contattare i fornitori e trovare il personale. Quello che impiegavamo, 8 persone fra cucina e sala, si è giustamente adoperato a trovare altre sistemazioni. Non siamo un impianto sciistico, queste pratiche andavano sbrigate molto prima per permetterci di lavorare questa estate».
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