La crisi? Ciocca e de Cecco non danno speranze
La lezione dei due economisti abruzzesi di fama internazionale al Marrucino L’evento organizzato da «Noi del G.B.Vico» per promuovere il Liceo Classico
CHIETI. Un banchiere, vice direttore generale della Banca d’Italia dal 1995 al 2006 e un docente di Economia all’Università «Guido Carlo Luiss» di Roma. Due professionisti d’eccezione, uno chietino e l’altro lancianese che ieri mattina hanno infiammato la platea del teatro Marrucino anche con la loro simpatia. Pier Luigi Ciocca, accademico dei Lincei e Marcello de Cecco, sono la prova regina di come il liceo Classico «sia una scuola moderna e completa. Una scuola che apre le porte a tutte le professioni».
A ribadire il concetto è stato Giustino Angeloni, presidente dell’associazione «Noi del G.B. Vico», sodalizio che ha organizzato l’evento intitolato «La crisi finanziaria: cause, cure conseguenze». Gli interventi del dottor Ciocca e del professor de Cecco, entrambi ex stdenti del liceo Classico, si sono avvicendati sul palco sotto le domande incalzanti della moderatrice, la giornalista - editorialista de La Stampa, Antonella Rampino. Ma anche il pubblico, composto da una folta schiera di ex «canarini» del liceo Classico G.B.Vico, ha avuto la sua parte, lanciando, da palchi e poltrone, pareri a volte goliardici sugli argomenti snocciolati dai due prestigiosi ospiti. All’incontro era prevista la presenza degli studenti liceali e non che però hanno dato «forfait». Causa maltempo le scuole sono rimaste chiuse e i ragazzi hanno preferito trascorrere il loro tempo libero altrove. «Hanno perso un’occasione importante, la testimonianza che il Classico è una grande scuola. Questi professionisti hanno dovuto affrontare tante difficoltà, ma hanno raggiunto obiettivi importanti. Il messaggio che vorrei dare ai giovani è quello di non avere paura delle «palestre» della vita perché alla fine, come diceva Napoleone, ti consentono di tornare a casa con una medaglia nello zaino». La parola è passata alla moderatrice che ha chiesto a entrambi cosa determina una crisi e soprattutto se possono essere previste. Entrambi gli economisti hanno sostenuto che «in un sistema complesso è quasi impossibile». «Con la crisi» ha detto Ciocca «crolla l’economia reale che trascina con se la domanda totale di beni e servizi, la produzione, gli investimenti e l’occupazione». Una slavina che manda a fondo l’economia finanziaria con il fallimento di banche, cedimenti dei valori di Borsa e perdite patrimoniali sui cespiti». «Fenomeni che non possono essere previsti» aggiunge de Cecco «ma contrastati sì». Con scelte coraggiose, come è accaduto di recente in America. «O in alcuni paesi come la Finlandia che è riuscita a mettersi in piedi dopo una crisi che sembrava senza uscita. A volte» sostiene de Cecco «la politica aiuta a uscire dalla crisi, molte altre la causano. In Italia? beh, ci vorebbe una classe dirigente..». Affermazione che ha mandato in visibilio il pubblico. La ricetta «esemplificata» di Ciocca, invece, si basa sulla «movimentazione di denaro. La crisi si batte se l’economia non stagna» mentre le continue pressioni fiscali su cittadini e imprenditori aggraverebbero il quadro. «Vanno poi tagliate le spese superflue anche se queste scelte rendono il Governo impopolare» ha ammonito Ciocca criticando i tagli che vengono operati nella Sanità pubblica. Un incontro scoppiettante con un finale che però ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Questa crisi finira? Forse, ma per Ciocca e di Cecco siamo ancora nel tunnel.
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