La crociata di Di Monte contro il mega progetto In.Te.

25 Marzo 2015

CHIETI. «Il progetto In.Te è stato rilanciato con un insolito tempismo elettorale». Roberto Di Monte, candidato sindaco della lista civica “Rinnoviamo Chieti”, critica i tempi e i modi con cui,...

CHIETI. «Il progetto In.Te è stato rilanciato con un insolito tempismo elettorale». Roberto Di Monte, candidato sindaco della lista civica “Rinnoviamo Chieti”, critica i tempi e i modi con cui, sabato scorso, è stato illustrato il progetto In.Te, progettato dall’ingegner Domenico Merlino con l’obiettivo di ripopolare l’area industriale dello Scalo ricollocando i lavoratori ex Burgo. Dopo anni di sistematici rinvii il cerchio sembra essersi chiuso con 14 aziende pronte ad insediarsi in via Piaggio. Ma Di Monte si dice alquanto perplesso. «Pur apprezzando le potenzialità del progetto, non è possibile stare tranquilli. Abbiamo letto i nomi delle 14 aziende che si apprestano a comprare i terreni ed ad avviare le attività produttive. Ma chi sono, che passato hanno e che futuro», chiede Di Monte, «possono garantire all’occupazione? Non è che le tecnologie che spacciano come nuove tanto nuove non sono e sono anche inquinanti?». Questo perché tra le imprese pronte a raccogliere la sfida di In.Te ci sono aziende che trattano rifiuti. Il candidato sindaco di “Rinnoviamo Chieti”, di conseguenza, teme che la zona industriale, già alle prese con la difficile convivenza con imprese specializzate nello smaltimento dei rifiuti, venga ancora una volta penalizzata. «É proprio il caso di portare altre aziende di questo tipo in un’area», domanda Di Monte, «che quanto ad inquinamento ne ha da vendere? E poi chi ci garantisce sulla loro solidità nel tempo?»

Poi la frecciatina al sindaco Di Primio accusato di aver compiuto un’inversione di pensiero dal sapore elettorale.

«Il progetto In.Te. è in antitesi con le idee elaborate dal work shop attivato dal sindaco con l’università di Chieti solo alcuni mesi fa, quando si parlava di un diverso sviluppo della città e della zona industriale. Ma allora», attacca Di Monte, «siamo di fronte alle solite promesse elettorali, un posto di lavoro in cambio di voti?». (j.o.)

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