La Curia scarica don André e si costituisce in giudizio

La diocesi di Lanciano-Ortona già chiamata in causa per le corresponsabilità nelle presunte violenze del prete ora vuole difendere la sua immagine
LANCIANO. La Curia di Lanciano “scarica” don André Facchini, l’ex parroco di Sant’Agostino rinviato a giudizio per le punizioni e le penitenze inflitte ad alcuni giovani fedeli della parrocchia. La Chiesa frentana, infatti, si dichiara estranea alla vicenda, che riguarda in particolare la congregazione fondata in città dal sacerdote brasiliano, e si costituisce in giudizio, nel processo a suo carico, per difendere la propria immagine.
La prima udienza del processo, fissata per ieri, è slittata al 15 settembre, a causa dell’assenza del giudice Andrea Belli. Facchini, 39 anni, sarà processato in contumacia visto che dall’avvio dell’inchiesta, alla fine del 2012, ha lasciato l’Italia per tornarsene in Brasile. Difeso dall’avvocato Osvaldo Piccirilli, don Andrè è accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche. Reati che avrebbe commesso ai danni di alcuni giovani che frequentavano la Legio Sacrorum Cordium, sottoposti a punizioni e penitenze, anche frustate sulla schiena con i grani del rosario, per salvare le loro anime e allontanare il demonio.
Sono dodici le parti offese. Solo due - il ragazzo per il quale l’ex parroco nutriva morbose attenzioni e la madre - si sono costituite parte civile e, rappresentate dagli avvocati Antonella Troiano e Domenico Cianfrone, chiedono il risarcimento danni rispettivamente di 10mila e 20mila euro al prete brasiliano e alla Curia per corresponsabilità.
Solo perché chiamata in causa dalle parti civili come responsabile civile, l’arcidiocesi di Lanciano-Ortona si è costituita in giudizio, patrocinata dall’avvocato Luisa Bertini, del foro di Chieti. Ma la linea della Curia frentana è chiara: tutte le responsabilità sono scaricate su Facchini, che presiedeva la Legio in assoluta autonomia, portando avanti un’attività privata estranea alla Chiesa e perseguendo interessi diversi dall’utilità comune.
Eppure le tante segnalazioni, arrivate nel palazzo arcivescovile, dei comportamenti poco ortodossi di don André avrebbero meritato diversa attenzione. Il prete brasiliano è parte offesa in un altro procedimento, anche questo rinviato, a luglio. Nell’ottobre 2011 si era introdotto nel cortile di casa della famiglia del giovane da cui era ossessionato, ingiuriando lui e i familiari, da cui sarebbe stato poi malmenato. A giudizio ci sono il giovane e suo fratello. (s.so.)
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