La diabetologia rimane chiusa: gravi disagi per 2mila pazienti

Ortona. La riapertura del centro all’ospedale era prevista il 15 marzo ma l’attività è ancora ferma L’allarme del presidente Di Sciullo (Ado): «Ci sono anziani malati che hanno bisogno di cure urgenti»
ORTONA . La diabetologia dell’ospedale di Ortona resta chiusa nonostante la comunicazione avvisasse di una ripresa delle attività a partire dal 15 marzo. Le visite sono ancora bloccate a causa del trasferimento momentaneo a Chieti del medico che cura l’ambulatorio del Bernabeo. Uno stop che provoca disagi per duemila pazienti in cura al centro del presidio ortonese. Sulle criticità interviene il presidente dell’Ado - Associazione diabetici di Ortona, Giuseppe Di Sciullo, che ha anche scritto ai vertici della Asl Lanciano Vasto Chieti. «Ho scritto la scorsa settimana al direttore sanitario Angelo Muraglia, ma finora non ho ricevuto risposte», afferma il presidente dell’associazione.
Di Sciullo pone in evidenza come il centro al secondo piano dell’ospedale sia chiuso praticamente da un mese. «Abbiamo evidenziato le enormi difficoltà che circa duemila pazienti stanno incontrando con la chiusura della diabetologia a Ortona. Qui arrivano persone dall’intero comprensorio».
L’avviso, a firma del dottor Fabrizio Monaco, posto all’ingresso del centro a inizio mese comunicava che «almeno fino al 13 marzo l’ambulatorio di diabetologia resterà chiuso per cause indipendenti dalla nostra volontà. Ci scusiamo per il disagio e invitiamo i pazienti a ricontattarci dopo il 15 marzo». Ma l’attesa riapertura non c’è stata: «Molta gente telefona per avere informazioni, bisogna considerare che i pazienti sono tutti anziani e quindi chi ha un’emergenza deve spostarsi altrove. E tutto ciò aumenta i disagi proprio perché si tratta di persone con età avanzata».
L’Associazione diabetici di Ortona chiede soluzioni a questo problema, «anche se siamo venuti già a conoscenza che per tutta questa settimana la diabetologia non riaprirà». Questo non permette di portare avanti l’attività e, come si evince dalla stessa comunicazione, crea problemi alle persone che necessitano delle cure e dei servizi stessi. Attività che riguardano non solo l’aspetto puramente sanitario, ma anche adempimenti di tipo burocratico legati a questa malattia.
E l’associazione rimarca il fatto che «negli anni passati c’erano addirittura tre medici che portavano avanti l’attività nel centro. Ora non ci è rimasto nessuno, non è più giustificabile una simile situazione». Quello che arriva dall’associazione ortonese è un grido d’allarme per un problema che, se inizialmente sembrava essere solo un disagio momentaneo, ora si sta rivelando una criticità di più ampia portata.
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