«La facciata della chiesa la ristrutturiamo noi»

29 Aprile 2018

Dagli Amici di Lancianovecchia la sfida per recuperare un altro gioiello cittadino Il presidente Filippone: servono 64mila euro e l’ok di diocesi e sovrintendenza

LANCIANO. Restaurare la facciata della chiesa di Sant’Agostino. È la nuova sfida che gli Amici di Lancianovecchia lanciano per salvare un altro gioiello del centro storico. Dopo aver ridato vita alla Torre della Candelora, oggi meta di turisti, l’associazione scende di nuovo in campo. E c’è chi alza il tiro e chiede di salvare altri pezzi di storia lancianese: la chiesa di San Biagio, le Torri Montanare o le mura aragonesi ancora abbandonate dopo due anni e mezzo dal ritrovamento.
LA SFIDA. Vedere la Torre di San Giovanni pulita e aperta ai turisti riempie il cuore di gioia a chi, per anni, ha inseguito il sogno di farla tornare al suo antico splendore. Il cuore è degli Amici di Lancianovecchia che, sulla scia di quel restauro, lanciano una nuova sfida: salvare la facciata di Sant’Agostino. «Non ce la facciamo a stare con le mani in mano», scherza il presidente Raffaele Filippone, «vogliamo provare a ridare decoro e salvare dal degrado un altro gioiello del quartiere. Abbiamo redatto un primo studio, che sottoporremo a Diocesi, Sovrintendenza e Comune». La chiesa è famosa per la sua facciata trecentesca lavorata a pietra, scuola Petrini, il rosone a ruota della fortuna decorato a foglie d’acanto e la lunetta del portale con il gruppo scultoreo della Vergine con il Bambino. Ma ha bisogno di lavori.
IL PROGETTO. È stato presentato alla città lo studio di fattibilità economica per il restauro, redatto dall’architetto Piergiorgio Renzetti. «È un preliminare fatto per calcolare i costi, valutando lo stato del monumento», spiega Renzetti, «dall’analisi fatta servono 64.000 euro per pulizia, consolidamento delle parti erose e protezione per rallentare il degrado. Tutti lavori che vanno sempre concordati con Diocesi, proprietaria della chiesa, Sovrintendenza e Comune. A intaccare la facciata è una crosta, una patina di sporcizia e inquinamento. Ci sono poi parti cadute, consumate, come le colonnine e il basamento: per questo c’è bisogno di un intervento».
IL RESTAURO. Ad occuparsi del restauro sarà Archè Studio di Cepagatti, che da anni recupera opere del patrimonio abruzzese. «Valuteremo il da farsi», dicono Claudio Giampaolo e Michele Montanaro di Archè, «partiremo da un’analisi del monumento, cercheremo le cause del degrado per poi capire come intervenire tecnicamente, sempre con il benestare della Sovrintendenza. Abbiamo visto che ci sono parti colorate, di azzurro, rosso e giallo, e che c’è stato un restauro precedente che studieremo». Nel 1992 fu il Lions club a restaurare la lunetta. «Vorremo avviare i lavori ad agosto», dice Filippone, «e finirli entro un anno o poco più».
LE TORRI. Ma ci sono anche altre opere da salvare come la chiesa di San Biagio o le Torri Montanare con crepe, pietre che si staccano e problemi di agibilità e capienza. «Apprezziamo tantissimo il lavoro dell’associazione», dice l’assessore alla cultura Marusca Miscia, «il Comune sta lavorando sulle Torri. C’è un progetto di consolidamento da un milione di euro che cercheremo di avviare, magari dividendo in tre lotti. I fondi? Potrebbero venire dall’Art bonus, un credito d’imposta per le erogazioni in denaro a sostegno della cultura».
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