ROMA
Sono insieme a mamma e papà, finalmente. Tutti seduti allo stesso tavolo, attorno a loro un tratto calcato e infantile di pastello marrone scuro che li avvolge, lasciando aperta soltanto una piccola faglia. Sembra l’unico punto da cui passa la luce, come fossero nascosti in una grotta. Così i piccoli Trevallion hanno disegnato il futuro della propria famiglia, riunita da clandestina, perché altrimenti sarebbe impossibile. Quando Vittoria Michela Brambilla mostra il disegno alla sala stampa della Camera dei deputati, cala il silenzio. «È questa, oggi, la loro percezione di felicità», dice la deputata, «pensano che soltanto nascosti potranno tornare a stare insieme». È lei ad aver organizzato l’incontro a Montecitorio con Nathan, Catherine, l’avvocato della famiglia Marco Femminella, il consulente di parte Tonino Cantelmi e i massimi esperti della neuropsichiatria infantile. Il senso dell’iniziativa è tutto racchiuso dal titolo: “«Voglio tornare a casa». Il calvario della famiglia del bosco”. La Brambilla è ancora più esplicita: «Questa è violenza di Stato. Non avrò pace finché la famiglia non sarà riunita, finché i bimbi non torneranno alla loro vita».
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Quella vita che, a guardare le espressioni dei loro volti, sembra essere stata sottratta anche a questi genitori. Arrivano tenendo la mano alla deputata, il passo lento e gli occhi scavati. Quando poi prendono la parola, le lacrime sono inevitabili. Catherine con il suo vestito bianco e lo scialle rosa, e il solito cesto di vimini che non abbandona mai, Nathan con camicia e giacca, ma senza cravatta. È lui ad avvicinarsi al microfono per primo. L’inglese è fluido, l’italiano, quando prova a tradurre, zoppica. Il significato però è chiaro: «Non avrei mai potuto immaginare il dolore che abbiamo sopportato come famiglia negli ultimi cinque mesi, specialmente i bambini». La loro sofferenza è scandita in due momenti: «Prima la separazione dal loro padre, dalla loro casa, dai loro animali. Poi la separazione dalla madre». Tutto questo ha portato a «paura, ansia e stress orribili per i nostri figli», racconta Nathan con la voce rotta. Poi, come se il danno fosse ormai irreparabile: «La loro gioia e felicità sono state distrutte». Catherine guarda sua marito e continua a piangere. È una coppia che cerca di farsi forza a vicenda. È lo stesso Nathan che lo ricorda, smentendo tutte le voci di una possibile rottura tra loro: «Mia moglie e io siamo uniti ancora più di prima. Ci lega il nostro amore reciproco e l’amore per i nostri figli». Poi tocca alla mamma. Ammette di non avere nemmeno la forza di tradurre. Lascia che sia l’interprete a spiegare ai giornalisti che cosa hanno vissuto negli ultimi mesi: «Voglio svegliarmi da questo incubo che non finisce mai. I nostri bambini stanno soffrendo ed è straziante non poterli riportare a casa con noi, al sicuro, per accudirli e amarli». Racconta che il marito piange anche nel sonno, che tutto questo è dilaniante. Quindi confessa il suo pensiero più profondo: «Sarò molto franca, non ho mai, mai, né visto né sentito una forma di crudeltà così estrema come quella che stanno subendo i miei figli».
Quello della famiglia riunita nascosta nella grotta non è l’unico disegno realizzato dai piccoli Trevallion per i genitori. Appena qualche giorno fa è stato il compleanno di Catherine. La gemellina ha inviato un biglietto di auguri: «Ti voglio bene mamma, mia cara Catherine, spero che tu possa festeggiare un bel compleanno insieme alle galline, alle papere e a papà. Ti voglio bene, mamma». A decorare il messaggio c’è un disegno che racconta meglio di tante parole la nostalgia di casa: sotto un cielo di fiori e cuori coloratissimi, la piccola salta su un prato insieme ai genitori. C’è anche il cavallo bianco Lee di cui la bimba non sembra essersi dimenticata, anche se non lo vede da mesi.
Anche la figlia più grande ha inviato un biglietto di auguri a Catherine: «Auguri mamma, ti auguro buon compleanno con tutti gli animali e gli altri fratelli. Vorrei fossimo lì, mi manchi moltissimo e ci stiamo facendo forza per uscire da qui». Questa donna dipinta come «grave pregiudizio» per i suoi figli, al punto da essere allontanata in fretta e furia dalla casa famiglia di Vasto dove i bimbi vivono dallo scorso 18 novembre, non sembra essere un mostro, almeno agli occhi dei suoi figli.
Il consulente di parte, Tonino Cantelmi, lo dice in maniera esplicita: «La prima parola che è risuonata qui è stata “crudeltà”, e crudeltà è anche screditare il racconto di una madre che non viene creduta, che viene rappresentata come colei che danneggia i figli. Sono stati espressi giudizi clinici da persone che non hanno competenza clinica». Ma lo psichiatra preferisce che a parlare «in maniera terza» siano gli esperti convocati per l’occasione. Il professor Massimo Ammaniti, 84 anni, è tra i più noti neuropsichiatri infantili d’Italia. La sua lettura dei fatti non lascia spazio a interpretazioni: «Oggi non possiamo ripercorrere errori che provengono da un lontano passato. Non ci sono altre strade: i genitori devono ritrovare figli, i figli devono ritrovare i genitori».
Al momento, però, sono tutti soli. Sono soli i bambini e sono soli Nathan e Catherine. Una coppia «tradita», aggiunge laconico Femminella, che svela un dettaglio finora inedito sulla casa coloniale di Palmoli, una delle cause iniziali dell’allontanamento: «Quando l’hanno comprata, nessuno ha detto loro che era inagibile. Nessuno. Nonostante ciò, però, loro nelle istituzioni ci credono ancora. Hanno deciso di fidarsi». L’ultimo abbraccio arriva dalla Garante nazionale per l’infanzia, Marina Terragni: «Il sistema, così com’è, non funziona più. Mi sento vicina a questa famiglia». Poi guarda Catherine: «Sono con voi, coraggio». L’incontro finisce, Catherine ripone i disegni nel cesto di vimini, lo scrigno dei messaggi d’amore dei suoi figli. E di quel sogno di vedere di nuovo la famiglia riunita e felice: lontana dagli occhi del pregiudizio, fosse anche in una grotta.
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