La farmacia in vendita Ora Filippone protesta

I residenti pronti a invadere il consiglio decisivo di venerdì: «L’attività non si tocca» La crisi dell’amministrazione paralizza il Comune: asili nido chiusi e scuolabus fermi
CHIETI. Due asili nido ancora chiusi anche se siamo ormai al 28 novembre, servizio scuolabus mai partito, una farmacia comunale che deve essere venduta entro fine anno per fare cassa ma l’accordo non si trova e monta anche la protesta del quartiere. Benvenuti a Chieti, capoluogo di provincia di circa 50mila abitanti ostaggio delle liti politiche interne al centrodestra e ormai a rischio commissario. Dal 7 novembre, giorno della sconfitta sulla vendita della farmacia di Filippone con il sindaco Umberto Di Primio messo in minoranza dai 5 ribelli e dai 12 consiglieri dell’opposizione, l’attività amministrativa va avanti a rilento. Ma è dall’estate scorsa, con i primi veti dei dissidenti Stefano Rispoli, Mario Troiano, Diego Costantini, Mario De Lio e Roberto Melideo, che l’amministrazione deve fare i conti con i numeri che non bastano neanche per approvare delibere ordinarie.
A Filippone, intanto, inizia la protesta e spuntano i volantini, con scritto «la farmacia è nostra e nessuno ce la deve toccare», per spingere i residenti a partecipare in massa al consiglio decisivo di venerdì quando ci sarà il voto: «È fondamentale che ci sia una sede farmaceutica nel nostro quartiere visto che esiste la concreta possibilità di trasferirla altro», recitano i manifesti. Per chi andrà in consiglio biglietti del pullman gratis.
E ora l’opposizione attacca: «Il Comune è bloccato e l’amministrazione è ostaggio delle liti», dice il consigliere Pd Alessandro Marzoli, «c’è un problema amministrativo: non bisognava arrivare alla vendita della farmacia per fare cassa. E poi c’è un problema politico: il sindaco è asserragliato in un fortino sperando che passi la bufera ma non sarà facile perché, ormai, l’hanno capito in tanti che la vendita della farmacia non è votabile. La cosa migliore», dice Marzoli, «è che Di Primio si dimetta e che si torni al voto. È un anno che il sindaco pensa solo al suo futuro politico. Questa è un’intera classe dirigente che ha fallito: è il momento di voltare pagina e di mettere insieme tutti gli uomini e le donne di buona volontà. La città», dice il consigliere Pd, «non può più permettersi di restare ferma: se la città non è più vivibile per le giovani famiglie visti gli asili nido chiusi e lo scuolabus bloccato, è normale che Chieti continui a perdere residenti, oltre 5mila negli ultimi 10 anni».
Anche Enrico Raimondi (L’Altra Chieti) invoca il ritorno alle urne: «Asili nido chiusi e scuolabus fermo sono il frutto della cattiva amministrazione. E la crisi di questi giorno è la conseguenza di quelle scelte sbagliate: parte della maggioranza si è svegliata», dice Raimondi, «la lamentela sempre più crescente sulla qualità e quantità dei servizi è generale. Ora, il futuro dipenderà dalle chiarezza dei singoli: mentre Rispoli e Troiano sono sempre stati chiari, così come Costantini, non capisco il gruppo Buracchio che liquida la delibera sulla vendita della farmacia come un fatto amministrativo ma non è così vista l’importanza che il sindaco dà a questa faccenda. Come se ne esce? O Di Primio si dimette perché non ha più una maggioranza o i dissidenti tornano nei ranghi ma perdendo di credibilità».

