La farmacia non si vende Sindaco pronto a dimettersi

Maggioranza bocciata sulla delibera decisiva per fare cassa, rischio dissesto
CHIETI. È appesa a un filo l’amministrazione Di Primio. Ieri è arrivata la terza sconfitta in un mese: i ribelli del centrodestra hanno votato con l’opposizione e bocciato la vendita della farmacia comunale di Filippone. E, ora, potrebbe dimettersi il sindaco Umberto Di Primio. In un faccia a faccia convocato nel suo ufficio subito dopo la bocciatura, il sindaco di Forza Italia ha dettato le condizioni per andare avanti: o, entro sabato, 16 consiglieri firmano un documento in cui promettono che voteranno sì alla vendita dell’attività nella prossima seduta o ce ne andiamo tutti a casa senza perdere altro tempo. Da oggi, ci sono tre giorni per trattare: senza la certezza di un voto positivo, Di Primio non vuole ripresentare in aula la delibera che mette in vendita la farmacia a una base di 1,3 milioni di euro per fare cassa. Basta figuracce, ha detto il sindaco: si tornerà in consiglio solo con la sicurezza dell’approvazione. Altrimenti, saranno dimissioni. Sabato, la maggioranza si vedrà a cena in un ristorante e lì avverrà la conta: chi sta con me e chi sta contro di me, ha detto il sindaco. Se non si raggiungerà quota 16, dopo 8 anni passati in Comune, finirà l’era Di Primio. Intanto, due assessori Antonio Viola (Udc) e Alessandro Bevilacqua (Lega) hanno rimesso le deleghe al sindaco: è un modo per dimostrare vicinanza a Di Primio, incastrato dalla presa di posizione dei ribelli dell’Udc e della Lega.
VINCE L’OPPOSIZIONE. Ieri è finito 16-15 per l’opposizione il consiglio che avrebbe dovuto decidere sulla vendita della farmacia: è la terza volta in un mese che Di Primio si è ritrovato senza maggioranza. Due consigli sono caduti per mancanza del numero legale e, adesso, la doccia fredda: stavolta, il sindaco si è ritrovato sotto al voto su uno dei pilastri del suo piano per iniziare a ripianare il buco da 10 milioni di euro già finito nel mirino della Corte dei conti. A votare contro sono stati i ribelli del centrodestra – Stefano Rispoli e Mario Troiano, ex di Forza Italia passati al gruppo misto, Mario De Lio e Roberto Melideo dell’Udc – e la minoranza al completo mentre si è astenuto l’altro dissidente, il consigliere della Lega Diego Costantini, e la consigliera di Forza Italia Elisabetta Fusilli è stata assente al momento del voto per una possibile incompatibilità in quanto dipendente della partecipata Chieti Solidale, lo stesso ente che gestisce le farmacie pubbliche della città.
AL TELEFONO. Durante la riunione di maggioranza, Di Primio ha fatto due telefonate per protestare con gli alleati: la prima al deputato della Lega, Giuseppe Bellachioma, e la seconda al segretario regionale dell’Udc, Enrico Di Giuseppantonio. Telefonate brevi per lamentarsi del comportamento dei consiglieri dei due partiti e per dire che, ormai, la misura è colma. Questo il messaggio del sindaco a Bellachioma e Di Giuseppantonio: o intervenite sui consiglieri ribelli e li riportate all’ordine o l’amministrazione di Chieti salta in anticipo.
RISCHIO DISSESTO. Ma, oltre ai venti di crisi politica, in Comune si allunga lo spettro del dissesto: la dismissione della farmacia è la manovra decisiva per aumentare le entrate. Secondo i dati del Comune, delle tre farmacie pubbliche aperte in città, quella di Filippone incassa meno delle altre (via Casoli a Chieti Scalo e al Tricalle) e proprio per questo è stato scelto di sacrificarla: 985.545 euro di vendite all’anno a fronte di 1.888.765 euro allo Scalo e 1.437.540 al Tricalle. Senza la vendita della farmacia, il Comune con i conti in rosso rischia il dissesto finanziario. Così dice una lettera firmata da 15 fedelissimi del sindaco, compreso il presidente del consiglio Liberato Aceto: «La mancata approvazione della delibera sull’alienazione della farmacia, a cui hanno votato contro De Lio, Melideo, Rispoli e Troiano, comporterà serissime ripercussioni sul bilancio. I consiglieri hanno compromesso, con il proprio comportamento, la già difficile situazione finanziaria dell’ente che sarà costretto a effettuare ulteriori tagli su settori e servizi delicati, in primis, il sociale. L’atteggiamento di coloro che hanno contrastato la delibera, unita a una scriteriata opposizione che non ha fatto altro che attaccare l’amministrazione, determinerà, di fatto, la riduzione dei servizi per i cittadini».
«MENEFREGHISTI». Dal centrodestra arriva l’ultima chiamata per i ribelli: «Richiamiamo al senso di responsabilità e appartenenza quei consiglieri che sono stati eletti grazie ai voti del centrodestra e che, con la propria condotta, stanno dimostrando mancanza di serietà e menefreghismo per Chieti. Il bene della città non può sottostare a interessi personali e particolari e/o di parte».

