La Fiat perdona i due sindacalisti
Lanciano, imputati di diffamazione verso Marchionne ma chiedono scusa
LANCIANO. Si è chiusa con il ritiro della querela da parte della Fiat Group Automobiles la vicenda della presunta diffamazione da parte di due operai della Sevel e dirigenti della Failms (federazione autonoma lavoratori metalmeccanici e servizi), Remo Casalanguida e Giovanni Nerone verso l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne e l'azienda torinese. I due erano finiti a processo nel giugno 2012 per aver pubblicato su un portale del sindacato alcuni articoli ritenuti diffamatori, oltraggiosi e offensivi nei confronti del gruppo Fiat e del suo amministratore delegato con l'accostamento della Fiat alla mafia, di Marchionne ad un boss ritratto con coppola e fucile.
Frasi e vignette per nulla umoristiche per la Fiat, anzi, diffamatorie e oltraggiose. La vicenda risale al settembre 2010. Casalanguida quale responsabile del sito failms chieti pubblicò l'11 settembre 2010 la frase "la MaFiat del contrabbando", il 12 settembre la frase "la corporazione Fiat" e il 15 settembre "stiamo precipitando nel terzo mondo", allegando all'articolo dell'11 settembre un fotomontaggio che raffigurava Marchionne con una coppola e una lupara. Sotto la vignetta si leggevano anche espressioni tipo "comportamenti teppistici di Marchionne", "alla Philip Morris Marchionne non ha imparato solo a contrabbandare sigarette ma anche a contrabbandare cazzate". E altre frasi molto oltraggiose.
Nerone invece è finito a processo perché distribuì dei volantini fuori dai cancelli Sevel con l'articolo dell'11 settembre "La MaFiat del contrabbando"e il fotomontaggio di Marchionne. La Fiat presentò querele per diffamazione a mezzo web chiedendo un risarcimento per danni all'immagine.
Nell'udienza di ieri di fronte al giudice onorario Vincenzo Chielli però la vicenda si è chiusa senza sentenza e risarcimenti. «La Fiat ha ritirato la querela», spiegano gli avvocati del gruppo Antonio Codagnone di Lanciano e Giovannandrea Anfora di Torino «perché è arrivata una lettera di scuse da parte degli operai». (t.d.r.)

