La Fondazione teatina resta con il cerino in mano

CHIETI. E ora che ne sarà della Fondazione Carichieti? Adesso che la vecchia Cassa di risparmio è morta e che se ne sono andati in fumo i 77 milioni di valore della quota di controllo detenuta dall'en...
CHIETI. E ora che ne sarà della Fondazione Carichieti? Adesso che la vecchia Cassa di risparmio è morta e che se ne sono andati in fumo i 77 milioni di valore della quota di controllo detenuta dall'ente di Palazzo de' Mayo, è davvero difficile decifrare il futuro dell'ente, che a lungo è stata un riferimento per l'intera provincia per le sue iniziative culturali e le generose erogazioni benefiche. Già il bilancio 2014 si era chiuso in perdita, con un rosso di 490 mila euro, contenuto solo grazie a 813 mila euro di proventi straordinari, ma l'esercizio 2015 si presenta a dir poco drammatico.
Il vertice della Fondazione aveva individuato due strade per uscire dall'impasse: vendere quote della banca, idea definitivamente tramontata, e cedere ampie porzioni di Palazzo de' Maio, strada ancora percorribile, ma resa ardua dalla crisi del mercato immobiliare. Non a caso la Fondazione ha azzerato tutti i compensi agli amministratori, in passato piuttosto largheggianti, e fermato le erogazioni liberali, anche se già deliberate: i soldi non ci sono e oltretutto c'è ancora un debito da onorare per oltre 3 milioni di euro, per un mutuo acceso a suo tempo proprio per l'acquisto del Palazzo. Né si può immaginare quali consigli possa ormai dare l'advisor Prometeia, dato che l'ente dipendeva in toto dai dividendi della banca defunta. E' chiaro che Chieti e la sua provincia pagheranno a lungo l'errore strategico fatto a suo tempo con l'arrocco attorno alla Cassa di risparmio: al territorio mancheranno i contributi che invece la florida Fondazione Pescarabruzzo potrà garantire a Pescara e che le Fondazioni Carispaq e Tercas, in misura minore, potranno assicurare rispettivamente all'Aquila e a Pescara. Amen.

