La frode con le mozzarelle nel labirinto dei caseifici

Le indagini sull’imprenditore Allegrino indagato dalla Procura di Lanciano Il pm nel 2013 voleva sequestrare un opificio. No del Gup: l’impianto era in Molise
LANCIANO. Era stato chiesto anche il sequestro preventivo del caseificio molisano finito nell’inchiesta della Procura di Lanciano sulla produzione di mozzarelle destinate alla Comservice, società dell’imprenditore Angelo Allegrino, 71 anni, indagato dai magistrati frentani per frode nel commercio nell’attività investigativa del Corpo forestale della città. Con Allegrino ci sono altri 4 indagati, tra i quali il figlio Luciano, 41 anni. Ma il Gip del tribunale frentano, Massimo Canosa, respinse la richiesta di sequestro: la decisione sulla misura cautelare sarebbe stata di competenza della Procura di Campobasso, non di quella lancianese. Ciò anche se a luglio 2013 nello stesso caseificio scattò la perquisizione, sempre dei forestali di Lanciano delegati dal sostituto procuratore Rosaria Vecchi, il pm che qualche settimana dopo quel blitz cercò il sequestro dell’opificio ma senza ottenere il via libera dal giudice per le indagini preliminari.
Le bobine per impacchettare i prodotti. Al blitz della Forestale con il Nucleo di polizia ambientale (Nipaf) partecipò anche un dirigente dell’Istituto zooprofilattico di Teramo. E nell’occasione furono trovate sette bobine con il logo “Latterie Abruzzesi” destinate a impacchettare bocconcini, mozzarelle e trecce fresche, commercializzati dalla Comservice, con tanto di bollino sanitario It 14/054 Ce. In buona sostanza, la dicitura “Prodotto e confezionato da Latterie Abruzzesi srl Bojano” con quel codice era riconducibile a un caseificio di Bojano, ma non alla società “Latterie Abruzzesi srl Bojano”, ditta che non risulta svolga attività in Italia, nè alla società del caseificio in cui scattò la perquisizione.
L’intervento della Asl. Ma l’inchiesta non finì col sequestro del materiale trovato dalla Forestale: il dirigente dello Zooprofilattico, dopo avere valutato le condizioni strutturali dell’opificio e le procedure seguite dal personale impiegato nelle fasi di realizzazione dei prodotti caseari con diverse difformità, chiese l’intervento del Dipartimento di prevenzione della Asl di Campobasso per ispezionare i luoghi ed effettuare un campionamento della cagliata e di alcuni prodotti trovati in uno stato discutibile. Tant’è che la Forestale di Lanciano lasciò il caseificio soltanto dopo avere evidenziato in un verbale le carenti situazioni igienico-sanitarie della struttura nel reparto riservato al trattamento e alla manipolazione del prodotto alimentare, e in locali e ambienti dedicati in maniera specifica alla realizzazione dei prodotti. Irregolarità vennero a galla anche su genuinità e tracciabilità dei prodotti.
Le società fantasma. Secondo la Forestale, dietro la dicitura “Latterie Abruzzesi srl Bojano”, in realtà non c’era alcuna ditta del genere: quella ragione sociale era di una ditta con sede a Lanciano ma cancellata dalla Camera di commercio di Chieti per trasferimento ad Ancarano (Teramo). Ma ad Ancarano la “Latterie Abruzzesi srl” risultava fallita con provvedimento del tribunale di Lanciano. Insomma, chi produce e confeziona quelle scamorze fresche? La vicenda, sempre per la Forestale, non è chiarita nemmeno dal codice comunitario It 14/054 stampato sulle confezioni delle mozzarelle: ad esso corrisponde sì una società di Bojano, ma non è la “Latterie Abruzzesi srl”: quel codice appartiene, invece, a una ditta che, durante gli accertamenti in terra molisana, non svolgeva più attività produttiva avendo richiesto in passato di non riattivare nemmeno il riconoscimento di quel codice.
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