La fuga da Chieti residenti in picchiata

Meno 500 abitanti all’anno e nel 2019 si potrebbe scendere sotto i 50mila Il piano del sindaco per il rilancio: 11 milioni di lavori, ma i fondi non ci sono
CHIETI. Una fuga da Chieti. Da tre anni, la città perde sempre più residenti: ogni anno, 4-500 abitanti scelgono di lasciare Chieti e spostarsi altrove. Tra trasfermimenti e decessi, i dati statistici dicono che, se la tendenza non dovesse invertirsi in fretta, la città potrebbe scendere sotto i 50 mila residenti già nel 2019. Chieti si restringe: sarebbe il ritorno a un passato di oltre 40 anni fa. Alla fine degli anni Sessanta, Chieti raggiunse i 50 mila abitanti e nel 1971 arrivò a 51.436. Venti anni più tardi, nel 1991, la città dei palazzi amministrativi e del distretto militare, toccò il picco più alto degli abitanti: 55.876. Da allora è cominciato un lento ma costante declino: in media, tra il 1991 e il 2014, Chieti ha perso circa 163 residenti all’anno arrivando a 52.113 residenti nel 2014. Una quota da considerare quasi fisiologica vista la parallela crescita dei paesi confinanti e dell’area metropolitana.
L’anno nero. Il 2014, però, è stato l’anno del sorpasso demografico di Montesilvano: la città della provincia di Pescara, ormai, ha superato i 54 mila residenti con una tendenza in ulteriore aumento. Per Chieti, da quello stesso anno, è iniziata una tendenza inversa: dal 2014 in poi, il ritmo dello “spopolamento” della città è aumentato. Tra il 2014 e il 2015, i residenti sono diminuiti di 399 unità; tra il 2015 e il 2016, si è registrata una diminuzione ancora più sensibile con 504 cittadini in meno; dal 2016 fino alla fine di agosto scorso, si contano già 362 residenti in meno. In meno di tre anni, Chieti ha perso 1.265 cittadini, quasi un piccolo paese. Ora, a Chieti ci sono 50.848 residenti: in due anni si potrebbe scendere sotto i 50 mila. E a livello d’immagine sarebbe un colpo.
Il rapporto. A fotografare la città che decresce e che diventa sempre più vecchia – così dicono i dati fino al 2049, poi si vedrà – è un documento arrivato sul tavolo della giunta Di Primio dal titolo «Strategia di sviluppo urbano sostenibile della città di Chieti» e cioè un’analisi «dei principali problemi e delle sfide politiche» teatine. Il documento è la base del piano del sindaco Umberto Di Primio per la riqualificazione della città: un programma che ha l’ambizione di cambiare faccia a Chieti e di trasformarla in una città «intelligente, sostenibile e aperta all’innovazione», con meno traffico e più mezzi pubblici ecologici in un «ambiente favorevole allo sviluppo di imprese innovative».
Le opere. Il piano per ridare slancio a Chieti prevede lavori in piazza San Giustino, nuovi parcheggi in centro, recupero dell’ex caserma Berardi e dell’area dell’ex scuola Vicentini, ristrutturazione del terminal bus e costruzione della cittadella della cultura. Un elenco da 11 milioni di euro di opere che, per ora, sono un sogno: in Comune le idee ci sono già, anche se non ancora tradotte in progetti esecutivi, mentre i fondi sono soltanto una promessa del governo e della Regione.
Imprese e commercio. Il rapporto passa in rassegna anche l’economia della città mutata profondamente agli inizi degli anni Duemila con l’avvento dei centri commerciali: «A partire dagli anni 2005 e 2006», dice l’analisi, «il fenomeno che ha portato alla creazione dei centri commerciali ha maggiormente accelerato il fenomeno degenerativo delle attività commerciali in centro storico». A Chieti, orfana della cartiera Burgo ormai demolita e della ridimensionata Sixty, la disoccupazione si misura con un 10,8%.
Qualità della vita. Ma il rapporto dice che Chieti, nel 2013-2014, è stata la città con la migliore qualità della vita in Abruzzo. Anche se, per verde pubblico, qualità dell’aria e rifiuti, «la graduatoria non risulta altrettanto positiva». È una città che inquina. A partire dai mezzi pubblici: «Su un totale di 55 autobus, 17 sono a scarsissima valenza ecologica (Euro 1 e 2), 16 a media valenza (Euro 3), 6 di buona valenza, 12 elettrici e 5 ibridi», dice il rapporto. E ai mezzi pubblici, ogni mattina tra le 7,45 e le 8,45, si aggiungono oltre 30 mila macchine private in uscita dalla città e altre 14 mila in entrata. Sul fronte trasporti, l’amministrazione punta su parcheggi di scambio e una funicolare tra la zona dell’università e dell’ospedale con il centro storico.
Il futuro. In attesa dei fondi, per il futuro, Chieti si candida a «perno fondamentale» dell’area metropolitana: una città di riferimento e cerniera tra il retroterra provinciale e l’area metropolitana. Tra le «sfide economiche» si parla di una «rinascita dell’intero complesso produttivo, terziario e commerciale della città».
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