La magia del presepe riempie la Civitella

Forte nella grotta abbraccia la mamma nigeriana e la sua bimba
CHIETI. Non rassegnarsi alle salite della vita ma affrontarle senza abbassare la testa e guardandosi intorno perché magari c’è qualcuno pronto ad aiutarti. È questo il messaggio di solidarietà lanciato dal presepe vivente di Teate Nostra che, ieri, ha portato migliaia di persone alla Civitella. Il presepe di chi cade, resiste e trova la forza di rialzarsi: nella grotta sulla scalinata della chiesa di Santa Maria, una giovane donna nigeriana riuscita a liberarsi dalla schiavitù della prostituzione ha indossato i panni della Madonna. Grazie all’aiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII che gestisce la Capanna di Betlemme in città, Joy Peter ce l’ha fatta: ora ha una famiglia ed è la mamma di una splendida bambina di 7 mesi, Princess, ed è stata proprio lei a recitare la parte di Gesù Bambino. «Mi piace Chieti», ha detto Joy in un’intervista. A completare la Sacra Famiglia un altro che si è lasciato alle spalle un momento di disagio a causa della droga e che adesso fa il volontario nell’associazione Papa Giovanni XXIII per aiutare gli altri: Emanuele Ferraro. «Per me è un orgoglio essere qui», ha detto.
Un quadro più forte delle polemiche sollevate da Forza Nuova che aveva parlato di «blasfemia». Tanto che nella grotta del presepe è entrato anche l’arcivescovo Bruno Forte che ha abbracciato Joy, la sua bambina ed Emanuele. Anche il sindaco Umberto Di Primio si è stretto alla mamma nigeriana: «Sono orgoglioso di come la città ha risposto alle polemiche vergognose», ha detto, «di Madonne nere nella storia dell’iconografia cristiana ne sono state annoverate tante e diverse».
Luca Fortunato, responsabile della Capanna di Betlemme, la casa di accoglienza che assiste chi attraversa una parentesi di vita difficile, racconta perché sono stati scelti Joy ed Emanuele: «Le storie di Joy ed Emanuele rappresentano la missione che portiamo avanti da 50 anni: lottare contro le ingiustizie», dice Fortunato, «sono due storie che rappresentano una rinascita, una resurrezione, un ritorno alla vita: associarli alla Natività ci è sembrato del tutto naturale».
La 23ª edizione del presepe, dopo la cancellazione dell’anno scorso per la neve, è stata un viaggio nella storia di Chieti nel quartiere in cui si concentrano quasi tutte le testimonianze romane più significative dell’antica Teate come i resti del teatro, le cisterne di via Selecchy, larghetto del Ponte e l’anfiteatro. Un percorso iniziato da palazzo Lepri, per l’occasione aperto al pubblico, e proseguito verso il rione Fiera del Medievo fino alla chiesa di Santa Maria che ha ospitato il concerto dell’Epifania del Coro Selecchy diretto dalla maestra Maria Rita D’Orazio e con il maestro Mimmo Speranza al pianoforte. Ad accompagnare il presepe anche i musicisti teatini delle Zampogne d’Abruzzo, guidati dal maestro Enzo D’Ippolito.
Un presepe che, nonostante i tagli del Comune – quest’anno l’amministrazione ha stanziato 6mila euro –, si ripete ogni anno grazie alla tenacia dei volontari, a partire dall’associazione Teate Nostra guidata da Vanni Di Gregorio: «Ogni volta», dice Di Gregorio, «collaborano con noi anche tanti gruppi di Chieti e dintorni, segno che il presepe non è soltanto della nostra città». Al fianco di Teate Nostra, sono scesi in campo 17 gruppi: Gruppo Filippone, Unicef di Chieti, Vacri senza Porte, Oltremuseo, Scout Chieti 5, Amici di Rapino, Camminando insieme, Teate Antiqua, Gruppo Casalincontrada, Gruppo Sacro Cuore, Zampogne d’Abruzzo, Coro Selecchy e Arcieri Abruzzo. In strada anche Associazione nazionale carabinieri e Misericordia.

