La marcia silenziosa anti-violenza «Così ricordiamo Lorena e le altre»

13 Settembre 2024

La manifestazione partita dalla panchina rossa di piazza del Popolo fino a piazza della Repubblica Il primo pensiero alla donna strangolata in casa lo scorso 18 agosto. Le testimonianze delle vittime

ORTONA. «L'intento della marcia era quello di dimostrare la sensibilità della comunità ortonese verso quegli avvenimenti di violenza a cui da anni ormai siamo costretti ad assistere inermi dietro una tivù o un social. Siamo scesi in piazza col nostro “No” per ricordare e per non far sentire sole tutte quelle famiglie che soffrono perché colpite da questa "piaga" che sembra sempre più essere all'ordine del giorno. Un messaggio che vuole arrivare lontano nella speranza che anche in altre città possano manifestare allo stesso modo. Ortona c'è». Così Luciana, una delle organizzatrici, alla quale fa eco subito dopo Annarita: «È una marcia contro la violenza per tutte le vittime che ci soni state a Ortona e non solo. Bisogna davvero dire basta alla violenza: questa esigenza nasce certo dagli ultimi avvenimenti, ma non è dedicata a nessuno in particolare se non a tutti».
Sono questi due i preamboli necessari a raccontare la “Marcia silenziosa” andata in scena ieri sera a Ortona dalla “panchina rossa”, nel parco giochi di piazza del Popolo, a piazza della Repubblica, intorno alle 21, dopo il raduno di mezz’ora prima. Una camminata senza candele né fiaccole ma con le lucine a batteria e le torce dei telefonini. Una passeggiata senza alcun rumore in sottofondo, per trasmettere, anche con il silenzio, la portata di una riflessione che squassa l’animo dei partecipanti e con l’obiettivo di raggiungere chi fisicamente non è nel corteo. Partendo dal ricordo di Lorenza Paolini, 53 anni, strangolata in casa lo scorso 18 agosto.
La manifestazione - a tratti infastidita dalla pioggia - è stata aperta da uno striscione con su scritto “Dico no! Basta violenza, solo tanto amore” con un cuore”. Poco prima un lungo applauso ha ricordato le vittime delle violenze con la collocazione di un cuore floreale sulla “panchina rossa”, accompagnato da un minuto di raccoglimento e dalla recita del Padre Nostro. Quindi la sfilata con l’epilogo in piazza della Repubblica. Qui era stato preparato un cuore di luci a terra e, al centro, alcuni palloncini bianchi - poi lanciati in cielo - creando così uno scenario di grande raccoglimento. E la parola per alcune testimonianze. Come quella di Nunzia, con le figlie che la confortavano: «Ho subito violenza, sono qui senza paura ma almeno non ce l’ho dentro casa. Sono qui con le mie figlie ma con il sorriso perché devo fare propaganda, sono seguita dall’associazione antiviolenza. Nessuno può mettere in dubbio che Lorena non ha subito violenza, perché quella donna è stata strangolata».
Alla fine la lettura di uno scritto inviato da Alessia, trentenne di Cepagatti, assente alla manifestazione, ma come vicinanza al tema della serata. Questi i tratti essenziali della sua nota: «Siamo abituati alla violenza come normale affermazione dell’uomo. Violenza non è solo l’atto di picchiare o uccidere ma anche insultare o sminuire, incitare un figlio a prendere di mira altri bambini a scuola. Non donne ci dobbiamo ribellare a questo silenzio che portiamo dentro. Donne, non rimaniamo indifferenti, parliamone in famiglia, abbattiamo quel muro della paura che abbiamo davanti, costruiamo una nuova società con umanità e rispetto verso il prossimo». La manifestazione è stata poi chiusa dalla lettura di una poesia.
Jacopo Palumbaro
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