«La mattina ti sposi e la sera divorzi»

3 Marzo 2016

Così gli organizzatori provavano a convincere i possibili candidati a contrarre finte nozze con ragazze dominicane

VASTO. «La mattina fai una pratica di divorzio e il pomeriggio ti vai a sposare. Appena sposato, in pratica, sei già divorziato. È una cosa più che pulita». La facevano facile i “procacciatori di matrimoni” per convincere i titubanti candidati a dire sì alle nozze combinate con ragazze dominicane. L’operazione dei carabinieri di Vasto è culminata nei giorni scorsi in cinque arresti e 22 denunce. A inchiodare i protagonisti dell’intricata vicenda, tra cui Gianfranco Gianserra, 74 anni, di Vasto, e Renato Luigi Trofino, 51, di Roccaspinalveti (ora agli arresti domiciliari), sono le intercettazioni telefoniche, che raccontano il ruolo degli indagati. Un ruolo di primo piano è contestato a Ramona Munoz Payano, originaria di Santo Domingo.

IL CAGNOLINO. «Ho bisogno urgente di una persona che si sposa con mia sorella», dice a Renato Trofino che ha difficoltà a trovare qualcuno disposto a fare “l’affare”. Dopo qualche giorno spuntano due candidati «l’unica cosa», fa sapere Trofino alla Munoz, «che uno, vivendo da solo, ha un cagnolino Chihuahua che non sa a chi lasciare». La storia ha un’appendice in Molise, a Termoli. Dopo lo sposo di Liscia, ad essere contattati per i finti matrimoni sono alcuni transessuali. «Tanto i documenti sono maschili!», riflettono gli organizzatori.Il trait-d’union sarebbe stata Daniela Di Stefano di Guglionesi. Gli accordi, alla fine, saltano proprio per colpa del chihuahua di un trans, che non poteva né prendere l’aereo nè essere lasciato a un estraneo. Senza contare che loro non si fidavano neppure del divorzio rapido.

DIVORZIO RAPIDO. «Nel momento in cui si decide il giorno del matrimonio», spiega Trofino al trans, «il giorno precedente si va a fare la pratica di divorzio. Quindi al momento del matrimonio, tu sei già divorziato!». Le conversazioni parlano anche di cifre: «Sono mille euro quando parti e mille al ritorno. Soldi pulitissimi». Gianserra sarebbe finito nei guai perché imparentato (è il cognato) con la Munoz. «Non si è reso conto che quello che faceva era reato», insiste il difensore, l’avvocato Antonello Cerella, «anche per Trofino è stata la stessa cosa. Senza rendersene conto è finito in un meccanismo illegale». I carabinieri hanno appurato che la caccia agli uomini scapoli disposti a contrarre finti matrimoni per favorire l’ingresso in Italia di ragazze di Santo Domingo andava avanti dal 2013. Chi accettava non aveva l’obbligo della convivenza, il vantaggio ovviamente era economico. In mano i carabinieri c’è una montagna di materiale e un lungo elenco di nomi. Le indagini non sono affatto finite. (p.c. e l.c.)

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