La messinscena dopo il delitto: «L’assassino si è ferito da solo»

L’ipotesi degli investigatori è ritenuta coerente dal giudice: nessuna aggressione da parte della madre L’arrestato Cristiano De Vincentiis si sarebbe autoinferto le lesioni per giustificare la sua furia omicida
CHIETI. Una messinscena per giustificare la furia omicida. Cristiano De Vincentiis si è ferito da solo dopo aver massacrato la madre Paola con almeno diciassette coltellate al collo, alla nuca e alla schiena: è questa la pista seguita da chi indaga sul delitto avvenuto mercoledì scorso a Bucchianico, in una piccola casa di via Cappellina San Camillo, un vicolo che sbuca nella piazza principale del paese. La tesi delle lesioni autoinferte è ritenuta coerente anche dal giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis, che sabato mattina ha convalidato l’arresto eseguito dai carabinieri della compagnia di Chieti e accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani.
L’ipotesi ha preso forma a seguito dei primi accertamenti del medico legale Cristian D’Ovidio che, dopo l’ispezione cadaverica, ha visitato anche l’assassino, inizialmente ricoverato all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Il 50enne, già nei minuti successivi alla scoperta del cadavere, ha sostenuto di essersi difeso da un’aggressione improvvisa e senza movente da parte della madre Paola De Vincentiis, 69 anni. «Mi ha accoltellato al petto e a una coscia mentre dormivo», ha ripetuto l’indagato, tra contraddizioni continue e affermazioni inverosimili, nel corso di due interrogatori a neanche quarantotto ore di distanza, il secondo dei quali interrotto in tribunale dopo le risposte irriverenti e le minacce pronunciate nei confronti del pubblico ministero. «Mia madre voleva uccidermi», ha continuato l’omicida, che assumeva metadone. «Aveva una faccia da pazza. Ho sofferto come un animale. Vi rendete conto?». Ma le ferite riportate da Cristiano De Vincentiis al petto e alla coscia, in base alle prime valutazioni, risultano incompatibili con la dinamica della violenta aggressione da lui descritta. Si tratta, infatti, di tagli non profondi: è impossibile che siano stati provocati da una persona determinata a uccidere o che, come ha sostenuto in aula l’assassino, ha conficcato una lama di 20 centimetri nella gamba del figlio al punto tale da renderne difficile l’estrazione. Dopo aver trafitto la madre senza mostrare pietà, l’indagato ha avuto tutto il tempo necessario per provare a rendere credibile il racconto dell’aggressione. Anche perché nessuno ha assistito al delitto ed è stato lui stesso a decidere il momento esatto in cui uscire dall’abitazione – scalzo, con il pigiama insanguinato e il coltello ancora in mano – e telefonare al 118. L’ipotesi è che il movente del delitto sia economico: anche il pomeriggio prima dell’omicidio madre e figlio hanno discusso per ragioni di soldi, perché a lui occorrevano più di 300 euro per cambiare le ruote della moto. Oggi è in programma l’autopsia: l’incarico sarà affidato stamattina al medico legale D’Ovidio. Nei prossimi giorni si attendono i carabinieri del Ris di Roma.

