La Mezzanotte intitola l’aula magna a Del Grosso

Cerimonia nella scuola media in ricordo dello scultore e partigiano teatino Anpi: «Solo coltivando la memoria storica si conserva il senso della Resistenza»
CHIETI. L’aula magna della scuola media “Giuseppe Mezzanotte”, in piazza Carafa, è stata intitolata allo sculture e partigiano teatino Trieste Del Grosso. La cerimonia, mercoledì scorso, ha concluso una settimana densa di appuntamenti dedicati alla festa della Liberazione. A queste iniziative ha dato un contributo rilevante la sezione teatina dell’Anpi “Alfredo Grifone”, medaglia d’oro al valor militare, unitamente all’Archivio di Stato e alle istituzioni pubbliche. Trieste Del Grosso, nato a Chieti il 15 ottobre 1915, ha vissuto tutta la fanciullezza e giovinezza in piena epoca fascista, partecipando attivamente, da balilla ad avanguardista, a tutte le manifestazioni organizzate dal regime. Dotato di grandi attitudini per la scultura e l’architettura, frequenta a Roma l’Accademia di Belle arti e, a soli 21 anni, realizza il busto di Giovanni Chiarini, il grande esploratore teatino morto in Africa a 30 anni, che attualmente si trova alla Villa comunale. Insieme a tanti altri giovani, come ha meticolosamente ricostruito lo storico Filippo Paziente, Trieste partecipò anche ad azioni di rastrellamento, col grado di capitano, contro i partigiani greci e, nel corso di una di queste operazioni, rimase ferito a un fianco. Dopo l’8 settembre 1943, iniziò un profondo processo di revisione critica che lo portò a entrare nella “Banda Palombaro” della quale facevano già parte i fratelli Bruno, Mimmo e Fernando, per combattere i nazifascisti e liberare l’Italia. Il 30 ottobre è chiamato a far parte del Comando militare del Comitato di liberazione nazionale provinciale. Il 3 dicembre, mentre partecipa a una riunione con altri dodici partigiani in una casa vicino la chiesa del Sacro Cuore che si rivela un tranello ordito da due presunti ufficiali inglesi, in realtà nazisti, è ferito da una raffica e muore poco dopo, durante il percorso che i genitori e la moglie, avvertiti della sparatoria, intrapresero per portarlo all’ospedale che allora si trovava vicino alla cattedrale di San Giustino, lasciando tre figli in tenera età. Tutti gli altri partigiani arrestati furono fucilati a Bussi il 14 dicembre, dopo un processo farsa. «La ricerca storica», afferma Giustino Zulli, vice presidente vicario dell’Anpi “Alfredo Grifone”, «deve andare ancora avanti e manifestazioni di questo tipo, che sono il sale della nostra democrazia, devono continuare tutti gli anni. Solo così, coltivando la memoria storica, fertilizzandola, si trasmetterà alle nuove generazioni, a mio parere, il vero significato, senza retorica, della Resistenza».
Matteo Del Nobile
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