«La mia Eleonora poteva essere salvata?»

2 Giugno 2015

Il caso della maestra trovata morta dopo 5 mesi: «Dubbi sulla conduzione delle indagini, segnalazioni non considerate»

VASTO. Eleonora Gizzi, il caso per la magistratura è chiuso. L’insegnante scelse di morire lontano da casa. Nessuno la istigò al suicidio. Ma Eleonora poteva essere salvata? È questo il dubbio che addolora profondamente il padre della donna, Italo. L’uomo in una lettera ripercorre le tappe della tragica vicenda dal giorno dell’allonatamento da casa a quello di ritrovamento dei resti della figlia, fornendo poi una propria opinione in proposito.

I FATTI. Eleonora scompare da Vasto la mattina del 28 marzo 2014. «L’unico avvistamento», ricorda Italo Gizzi, «risale sempre al 28 marzo, alle 12, in località Salce di Vasto, lungo la Provinciale 181 a circa 1,5 km da casa». A quell’avvistamento sono seguite segnalazioni che però si sono rivelate prive di fondamento. Quattro mesi dopo, il 26 agosto, un operaio della società autostrade trova sotto il ponte dell’A14 i resti scarnificati di un corpo. Sono i resti di Eleonora, all’interno di un’area recintata sotto il cavalcavia autostradale Prascovia. «Le perizie disposte dalla Procura di Vasto stabiliscono che la data della morte risale al 5 aprile 2014, più o meno due giorni, quindi tra il 3 e il 7 aprile, a distanza di 6-10 giorni dalla scomparsa», scrive Italo Gizzi. La morte è avvenuta per denutrizione e disidratazione, aggravate dalle avverse condizioni climatiche dell’epoca. «Eleonora è morta nello stesso punto dove è stata trovata», annota il padre dell’insegnante di musica. «Il pm Giancarlo Ciani ha chiesto l’archiviazione del caso e il gip Anna Rosa Capuozzo, nonostante la nostra opposizione, ha accolto la richiesta ritenendo che non si intravedono atti di investigazione utili all’identificazione degli autori del reato ipotizzato, ovvero l’istigazione al suicidio. Il punto è: poteva essere salvata Elenora?».

I DUBBI DELLA FAMIGLIA. Italo Gizzi è convinto che poteva essere fatto di più e lo dice chiaramente nella sua lettera. «Dubito che all’interno di quell’area recintata siano state svolte ricerche prima della morte di Eleonora. È invece certo che dopo il 5 aprile, con le indagini che si sono protratte fino al 26 agosto, nessuno, tra i responsabili preposti, ha indirizzato le ricerche proprio lì, a meno di 200 metri dal punto dove era stata segnalata il 28 marzo. E questo nonostante le più ampie rassicurazioni avute dal vicequestore Cesare Ciammaichella che nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa, aveva garantito la capillarità delle ricerche svolte, anche in quella zona, con l’ausilio di cani da ricerca, droni, Gps, mappatura delle aree ispezionate e quant’altro». Italo Gizzi ricorda anche l’avvistamento della figlia. «Il 3 aprile fu avvistata una donna, e aggiungo io dai caratteri somatici e dall’abbigliamento riconducibili a Eleonora, che dormiva sotto il cavalcavia Prascovia. Ad avvistarla fu il personale della Spea operante nella zona per conto della Società autostrade. Sono subito intervenuti sul posto un assistente della polizia della sottosezione Vasto sud e un assistente che hanno osservato il luogo dall’alto del cavalcavia e sono andati via senza effettuare un sopralluogo nell’area sottostante il viadotto», si rammarica Gizzi. «L’assistente capo ha dichiarato di essersi sincerato dall’alto che nessuno fosse presente nelle vicinanze della zona segnalata e che nessun effetto personale fosse stato lasciato li. Io chiedo: come può affermarlo senza aver effettuato il sopralluogo? L’intervento della pattuglia avvenne su richiesta del Centro operativo autostradale (Coa) di Pescara nord, al quale riferirono telefonicamente l’esito, ma dalla documentazione agli atti il Coa, in data 3 aprile, non registra alcun intervento nella zona e allora chiedo: a chi hanno comunicato l’intervento eseguito? Perché agli atti non risulta alcuna dichiarazione dell’altro agente di pattuglia intervenuto? Erano a conoscenza i due agenti della scomparsa di Eleonora? E ancora: il viceprefetto di Chieti, Giovanni Giove, all’epoca coordinatore delle ricerche, è mai venuto a conoscenza dell’avvistamento?».

LE CONCLUSIONI DEL PADRE. I dubbi di Italo Gizzi sono tanti e lo portano a un’amara conclusione. «Di persone scomparse a Vasto c’era solo Eleonora e sarebbe bastato collegare l’avvistamento con la scomparsa per salvarle la vita». Papà Gizzi ricorda la testimonianza dei volontari dell’Associazione Legione D’Avalos che pochi giorni dopo la scomparsa di Eleonora fecero ricerche in quella zona e notarono tracce evidenti della presenza di una persona. «Mi chiedo perché non sia stata tenuta in considerazione questa segnalazione», annota Gizzi. «Non voglio dire che nulla è stato fatto, anzi so che l’impegno è stato forte, che sono stati impiegati forze e mezzi straordinari, ma è evidente che sia stato trascurato qualcosa. A tutte le domande vorrei una risposta, anche se nessuno potrà mai restituirci Eleonora, affinché quanto accaduto non si ripeta così da risparmiare sofferenze ad altri».

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