La musica di Vasco Rossi per l’addio a Daniela

Bomba, in tanti al funerale della 37enne morta nell’incidente causato dai cinghiali I colleghi operai della Sevel firmano una tuta dell’azienda e la donano alla famiglia
BOMBA. C’è una folla composta e silenziosa ad aspettare Daniela Martorella, la giovane mamma morta per l’incidente stradale causato dai cinghiali. Il carro funebre arriva alle 16,30 dall’ospedale di Teramo. Il parroco, don Giuseppe, rompe il silenzio con la benedizione del feretro, che poi si dirige verso la chiesa di Santa Maria del Popolo. La folla è divisa in due ali, un applauso squarcia il silenzio, seguito dalle campane che suonano a lutto. Daniela è uscita da casa sua la sera del 29 agosto, è uscita per andare a lavorare alla Sevel ed è ritornata tra la sua gente solo da morta, dopo che un tragico incidente alle 6,10 del mattino successivo, l’ha strappata all’affetto dei suoi due figlioletti, Fabio e Alice, al loro papà Marino, ai genitori Mauro e Marina, al fratello Davide e ai tanti parenti e amici. Se sopravvivere alla morte di un figlio è innaturale per un genitore, lo è anche la morte di una giovane mamma da parte di due bambini che non arrivano a dieci anni. Daniela è morta giovedì pomeriggio nell’ospedale Mazzini di Teramo. A nulla sono serviti i tentativi, da parte dei medici, di strapparla alla morte. Donna dal cuore gioviale e altruista, Daniela, 37 anni, ha compiuto un ultimo gesto di altruismo: i familiari hanno permesso, rispettando la sua volontà già manifestata in vita, l’espianto del cuore e delle cornee.
L’incidente mortale è avvenuto sulla Fondovalle Sangro, in prossimità dello svincolo per Casoli-Archi, a dieci chilometri da Bomba. Daniela viaggiava su una Renault Clio. Alla guida c’era il collega di lavoro A.D.C., 30 anni, anche lui di Bomba e operaio in Sevel. Avevano finito il turno di notte nella fabbrica dei furgoni. Albeggiava, appena dieci chilometri e Daniela avrebbe riabbracciato i suoi bambini, magari programmando l’imminente anno scolastico. All’improvviso, secondo il racconto dell’autista della Clio, alcuni cinghiali hanno cercato di attraversare la superstrada, condizione questa neanche così eccezionale sulla strada a scorrimento veloce. Il guidatore ha cercato di schivarli, si è portato sulla destra (la sua direzione è mare-monti) prendendo un cordolo: la macchina non è stata più governabile ed è finita sulla corsia opposta offrendo il lato del guidatore a una Ford Kunga con a bordo due campani: A.F.S., 34 anni, e S.C., 45. L’impatto è stato violentissimo, Daniela è stata sbalza fuori dall’abitacolo finendo sotto la Ford. Un primo ricovero all’ospedale di Lanciano, poi Daniela è stata trasportata in elisoccorso a Teramo e i tre al policlinico di Chieti. La giovane non ha mai ripreso conoscenza e i due interventi chirurgici non sono riusciti a strapparla dalla morte. Ai funerali sono in tanti gli operai della Sevel, dell’Ute 11 turno C, quello notturno, con le loro divise grigie e bianche. Prendono una maglia dell’azienda, la firmano con il pennarello e tante lacrime e poi la consegnano ai familiari. Viene adagiata sulla bara, insieme a una sciarpa della società di calcio bombese, di cui Daniela era tifosa. All’uscita del feretro il volo di palloncini bianchi e, ad accompagnarla nel suo ultimo viaggio, la musica di Vasco Rossi, la sua preferita: «Quando ormai si vola non si può cadere più».
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