La parte del Corso crollata in osservazione per 12 mesi

19 Giugno 2019

Chiusa la fase di messa in sicurezza della zona in cui lo scorso anno si aprì la voragine Scatta il monitoraggio con dispositivi che leggeranno i movimenti del sottosuolo

LANCIANO. Dopo una prima fase di messa in sicurezza in regime di emergenza e dell’avvio dei primi studi strumentali sulla voragine apertasi lo scorso anno lungo corso Trento e Trieste, si è arrivati alla seconda fase di monitoraggio con l’apposizione di particolari sensori in tutta l’area coinvolta dallo “sgrottamento” dello scorso 16 agosto, quando crollò il pavimento di un locale commerciale che si portò dietro anche parte delle pareti del locale accanto con il rischio di una vera e propria implosione.
Nei giorni scorsi l’amministrazione comunale ha incontrato i proprietari dei palazzi e delle strutture private nella parte finale del corso che guarda piazza Plebiscito. «Siamo nella fase del giro di boa dell’intensa attività di studio avviata nella zona dei locali dell’ex Modernissimo coinvolta dal crollo», spiega l’assessore ai lavori pubblici, Giacinto Verna, «come avevano detto già da novembre dello scorso anno abbiamo passato i primi mesi del 2019 a studiare la situazione (dopo il ripristino dello stato dei luoghi tramite il riempimento della voragine con oltre 200 metri cubi di materiale drenante e l’apposizione di una soletta di cemento, ndc) e entro luglio si sarebbe proceduto all’inserimento dei sensori. Ciò servirà per fornire dati scientifici e articolati che daranno vita a un progetto particolareggiato per la sistemazione della parte idraulica e geologica dell’area finale del Corso».
I dispositivi, di ultima generazione e pensati per essere adattati alle esigenze specifiche dell’area con un impegno di spesa di circa 65mila euro, resteranno piazzati per un arco temporale di 8-12 mesi, il tempo necessario per fornire una documentazione finalmente accurata di tutti i movimenti del sottosuolo e delle eventuali fessurazioni che potrebbero verificarsi nelle strutture del Corso. «Ci sarà una vera e propria cabina di regia che monitorerà giorno per giorno la situazione», rimarca Verna, «e che consentirà di redigere un progetto che risponderà in pieno all’esigenza della messa in sicurezza di quella parte della città sia dal punto di vista geologico che idraulico. Grazie al progetto sapremo, infine, che tipo di fondi saranno necessari e dove attingerli, visto che si tratterà di un intervento risolutivo importante. Finora», prosegue Verna, «non erano mai state approfondite le cause di un fenomeno di dissesto e di infiltrazioni di acque superficiali e sotterranee che tutti conoscevano, ma a cui nessuno aveva mai messo mano». Da rimandare a data da destinarsi il completamento della pavimentazione del Corso sul tema Presentosa. «La nostra volontà è guarire il problema», conclude Verna, «e diciamo che la pavimentazione di quell’ultimo tratto potrà essere fatta solo quando avremo risolto la situazione del sottosuolo».
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